Chi ha visto in Berlusconi e nel suo progetto politico tante speranze per il Paese, non può che soffrire per l’esito finale di questo ennesimo processo, come anche per il personaggio che è apparso, aldilà del suo appello, fortemente provato.

Non vi è dubbio che nei suoi riguardi vi sia stato un accanimento giudiziario, peraltro facilitato dal suo ruolo imprenditoriale che portava con sé, anche al di là delle volontà, un implicito conflitto di interessi, un inevitabile pericolo di commistione tra pubblico e privato e un privato di difficile compatibilità con il pubblico.
Dispiace ed addolora la fine di un bel sogno, decretata da una sentenza, ma già esistente nei fatti, nel fallimento di una politica, nella crisi economica, nella stanchezza del Paese, nella rivolta protestataria o nella rinuncia massiccia al voto. Berlusconi è uomo di grandi risorse, è un combattente, vuole ancora resistere agli eventi, ma è anche intelligente e certo sente, dentro di sé, assieme alla rivolta, la stanchezza di una battaglia durata vent’anni e che avrebbe potuto finire diversamente.
Senza alcun confronto politico o irriverente, ci viene in mente la situazione di Mussolini, dopo il 25 luglio, dopo la “sentenza” votata dal Gran Consiglio del fascismo e l’arresto da parte del Re. L’atteggiamento del duce, ancora assai seguito pur nel disastro delle vicende belliche, viene descritto come incerto, non combattivo, quasi sollevato da una responsabilità immane, soprattutto stanco. E si racconta che non accolse con gioia i paracadutisti tedeschi che, per ordine di Hitler, lo liberarono da Campo Imperatore. Egli capiva, sentiva, immaginava che sarebbe stato messo a dura prova ed era assai incerto sull’utilità della lotta.
Il confronto è solo umano, non certo tra condizioni politiche, ben diverse. Ma anche nella grande diversità della battaglia politica, in entrambi i casi c’era e c’è la rifiutata sconfitta di un’esperienza ventennale e dei sogni che l’avevano accompagnata; il senso inevitabile quanto spesso ingiusto del tradimento di molti dei suoi, l’aiuto dei più oltranzisti che appaiono sempre, senza esserlo, i più forti. Certo, Verdini, la Santanchè e Bondi, per citare i più noti, non vanno confrontati con il capitano delle SS Otto Skorzeny o con il generale Student, capo dell’operazione “quercia”. Checché ne dicano gli oltranzisti berlusconiani, non siamo in guerra, nè reale nè civile; non siamo in un vuoto di democrazia, né in una forma dittatoriale della magistratura che, durante oltre 10 anni di governo, lo stesso Berlusconi, al massimo del potere, non ha saputo ridimensionare, come sarebbe stato utile e giusto.
Riteniamo che il Paese non abbia la memoria troppo corta e ricorda, più del volto simpatico di Berlusconi, quello dei suoi scherani, di ieri e di oggi, degli affaristi, delle loro amicizie, sia in occasione di affari che di terremoti, G8 in Sardegna, case e palazzi, e stravaganze varie. La gente non è stupida e, salvo gli esaltati o i furbi, non ama far parte degli “eserciti” personali.
La gente, quella normale ragionevole e seria, sa anche pensare. Immagina un Presidente del consiglio corretto, amato dalla gente, senza conflitti di interesse, circondato da un governo decente, da persone sostanzialmente perbene, che subisce delle accuse di cui molti lo ritengono incolpevole. Le fanno i Pubblici Ministeri ma giudicano altri magistrati, che confermano in prima istanza ed in appello.
La Cassazione conferma la correttezza dei processi effettuati. Quel Presidente del consiglio potrebbe avere il volto di De Gasperi, o di Fanfani, di La Malfa, di Moro, di Prodi o di chiunque altro, in questa Repubblica ritenuta senza democrazia. Sono stati e sono anch’essi capi di partiti che appunto, rischiano di essere decapitati; che vengono costretti a dirigenti diversi, meno carismatici.
La gente immagina il loro comportamento: di fronte a una sentenza: forse non avrebbero atteso la Cassazione e, considerandola giusta o ingiusta, avrebbero avuto di fronte solo la sua accettata esecuzione.
È la legge, non fatta dai magistrati, ma da loro interpretata e messa in esecuzione, la legge fatta dal Parlamento, “dura lex sed lex”. Non avrebbero detto che bisogna difendere la democrazia.
Essa non è costituita solo dalle elezioni che sono certo il momento costituente di un itinerario ben più vasto. La democrazia è anche il rispetto della volontà del popolo espressa tramite il Parlamento, il rispetto delle leggi dunque e l’accettazione delle regole valide per tutti e per ognuno, dal più umile e povero al più ricco e potente. Berlusconi è un uomo molto intelligente, e lo sa, come sa che le spinte oltranziste più che salvarlo lo portano metaforicamente sul Lago di Como.
Egli ha fatto molti errori personali e politici, ma ci ha rappresentato e ha segnato, anche nel bene, un ventennio della nostra storia, del nostro popolo che più volte e in larga misura si è riconosciuto In lui. Se accetterà, anche umanamente, questa sconfitta guardando al Paese, ai suoi limiti, alle sue contraddizioni, alla sua situazione; se comprenderà quanto poteva fare ma non ha fatto; se rispetterà il Paese che ha a lungo governato, dimostrerà ad amici e nemici, una statura degna di rispetto e di memoria.
dell’avv. Aventino Frau
