Cari amici care amiche, ci riporta nella “Villafranca de na’ olta”, la storia di Carlo “l’eletrauto del Castel”. Carlo Cavallini, classe 1928 è dopo Carla, il secondo figlio di Silvio e Carmela Rovaglia. Nasce e cresce in Povegliano in una grande famiglia patriarcale di contadini dove tutti assieme, i nonni e le famiglie dei suoi tre figli, contribuivano al lavoro nei campi. Suo padre Silvio però ben presto cambia lavoro, inizia a fare il muratore e diventa in breve abile e stimato capomastro, ed anche Carlo, a cui il lavoro dei campi proprio non piace, non appena finite le scuole elementari è avviato ad imparare un mestiere. Lo mandano dal “Molo” ( Ernesto Zanotto) a fare il meccanico di biciclette. Tra freni e catene si appassiona di meccanica. E’ lì già da un paio d’anni quando ha l’incontro che segnerà la sua vita. Un giorno si presenta in bottega un giovane, di qualche anno più grande, per farsi mettere a punto una bici DEI sportiva nuova di zecca. E parlando del più e del meno il tale gli racconta di essere un ex seminarista che di diventare prete proprio non ci pensa e sta valutando di fare l’elettrauto che a suo dire è un mestiere dalle grandi prospettive in quanto il sempre più complesso impianto elettrico di autovetture ed autocarri sta richiedendo una specifica preparazione. Carlo decide così su due piedi e la sera stessa dice alla mamma che vuole imparare un nuovo mestiere, l’elettrauto. La famiglia attiva la “parentà” e dopo neanche cinque giorni un cugino della mamma lo accompagna, in prova, in un’officina in Verona, zona via Pallone Il lavoro gli piace e il “nuovo” lo appassiona. Carlo si dimostra capace, bravo e volenteroso ed è subito assunto. Del periodo ricorda bene soprattutto due cose, l’incontro e la nascita della solida amicizia con Nando Davì, che poi diventerà il suo inseparabile socio, ed il tribolare per tornare a casa d’inverno. D’estate, e poi fin che il tempo lo permette va, e torna, tutti i giorni da Verona in bicicletta, d’inverno però deve usare il treno. Il suo problema più grosso è il ritorno alla sera quando spesso per terminare lavori urgenti o complessi rimane in officina ben oltre l’orario di lavoro. La stazione non è proprio vicina e se perde il treno delle 18 e 10, deve aspettare quello delle 23 e 10. Se accade deve rimanere in stazione solo soletto perchè anche in stazione a Verona alle 19 si chiude tutto, persino l’edicola, ed in giro non rimane proprio più nessuno e non solo. Arrivato a Villafranca poi trova chiuso anche il posteggio delle bici e così deve andare a casa, fino a Povegliano, a piedi. Unica certezza e soddisfazione la mamma che a qualsiasi ora arrivi gli fa trovare pronta la cena. Dopo tre anni Carlo, che intanto ha imparato bene il mestiere cambia officina. Con l’amico Nando accetta una più favorevole proposta di lavoro, alla Titano che ha la sua sede nell’edificio (ora monumento) prospicente l’inizio di Porta Nuova. Non passa nemmeno un anno però che uno dei due titolari, il signor Zunica, improvvisamente muore. Il suo socio, rimasto solo, decide così di ridimensionare l’attività ed a metà dei dipendenti, tra cui Carlo, viene chiesto di trovarsi un altro posto. Nessun problema per Carlo che trova subito lavoro in un’altra officina in Borgo Milano. Si ritrova comunque quasi tutti i giorni, nella pausa per consumare il pranzo (che ognuno si porta da casa), con l’amico Nando, che è rimasto alla Titano. L’amicizia si consolida mentre le esperienze lavorative si diversificano, Nando è più meccanico è Carlo più elettrauto, ed è così che, nel ’51, decidono di aprire insieme una officina tutta loro. Per la “location” scartata Castel d’Azzano viene scelta Villafranca paese allora in grande sviluppo. Dopo brevi trattative prendono in affitto dai “Baeti” un fabbricato di fronte al castello, lato frati proprio dietro ”l’ostaria dele tre Culate”. Il luogo è una vecchia stalla ma il capomastro Silvio, il papà di Carlo, ottenuti i necessari permessi, la ristruttura e la adatta ad officina. Appena pronti aprono bottega e il lavoro da subito non manca. Il loro punto di forza è in nuovo banco di prova acquistato dalla ditta Franceschini di Ostiglia. Il banco è in alluminio con incorporati i vari strumenti per provare: dinamo, motorini di avviamento, spinterogeni, indotti e motori asincroni (che girano da tutte e due le parti). E’ inoltre corredato di calamittatore, che serve per riattivare i magneti, di volantini per tutti i tipi di moto ed ogni altro strumento necessario per “testare” ogni parte elettrica delle moto e delle auto di allora. Nando inoltre si è specializzato sul sistema di alimentazione a metano allora in uso sulla stragrande maggioranza dei camioncini degli ambulanti. Occorre avere una certa età per ricordarli, quasi tutti neri con i musi allungati, le larghe pedivelle ai lati e con le lunghe bombole del metano agganciate sul tetto riparate solo con misero lamierino. Quando il lavoro piace il tempo vola, Carlo è in officina dall’alba a oltre il tramonto per finire riparazioni urgenti spesso con la soddisfazione di aver trovato la soluzione a problemi che altri non erano stati capaci di risolvere. E c’è anche il lavoro a domicilio per i mezzi da cantiere ed i camion, la sola Bastian Beton ne avevada seguire ben 72 e poi c’erano quelli di Giulietto Piona e dei Rinaldi, e tanti altri. Carlo con i primi risparmi si compra una motocicletta, una MOTOM e poi, con la stabilità economica anche per lui giunge il momento di mettere su casa e famiglia. Trasferitosi definitivamente in Villafranca nel 1960 sposa Cesarina Dal Gal, maestra di taglio e cucito, sarta di moda, grande e notissima persona che non posso liquidare con così poche parole, la sua è un’altra storia. Cesarina gli darà prima Paola e poi Monica. Occorre ricordare che in quei primi anni ’60 ben poche famiglie avevano la televisione. Le trasmissioni più seguite, dallo spettacolo allo sport, si andavano a vedere al bar ed è così che Carlo coglie l’occasione del ricovero in ospedale di Cesarina, che sta per dare alla luce Monica, per fargli una sorpresa. Quando Cesarina torna con la neonata in casa trova ad attenderla anche una bella televisione. Venti anni di lavoro di fronte “al castel”, dalle Topolino alle Alfa ed in più con l’acquisita specializzazione su pompe ed iniettori dei motori diesel. Poi più di altri venti”, fino alla pensione, nella nuova officina “visin a la stasion. Sempre assieme al Nando e sempre alle prese con impianti elettrici ed elettronici di automezzi via via sempre più complessi e ”sofisticati”. Dal primo all’ultimo giorno di lavoro Carlo ha sempre mantenuto lo stesso entusiasmo e la stessa voglia di capire per risolvere i problemi anche più ostici. L’era la “Vilafranca de ‘na olta” quando il pranzo, ancorchè di lavoro, “l’era ‘na roba da siori, tuti i altri el magnar i se lo portaa da casa e la television po’ l’era en bianco e nero e par el sol canal che gh’era no’ ghe volea mia el telecomando”
Alla prossima.
Rico Bresaola

