Consegnati gli attestati di merito agli undici ingegneri volontari nelle zone colpite del Centro Italia
Verona 20 maggio 2017 – Ingegneri di Verona ancora in prima linea nella fase post sisma che ha colpito il Centro Italia nell’agosto e nell’ottobre 2016. Umbria, Marche, Abruzzo e Lazio le regioni coinvolte dalla scossa del 30 ottobre, di magnitudo 6.5, che è stata la più forte in Italia degli ultimi 30 anni; nel gennaio 2017, poi, ad aggravare la situazione si è aggiunta l’eccezionale ondata di maltempo.
Dopo gli interventi negli eventi calamitosi dell’Aquila (2009) e dell’Emilia (2012), dodici gli ingegneri veronesi che – coordinati dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri e in accordo con la Protezione civile – sono stati impegnati a più riprese nelle zone maggiormente colpite dal sisma che l’estate scorsa ha devastato il Centro Italia per attività di gestione tecnica, censimento danni ed agibilità post evento delle costruzioni.
Lo scorso venerdì 19 maggio, in occasione dell’Assemblea dell’Ordine, gli undici ingegneri volontari – Giovanni Dani, Nicola Olivieri, Luca Bertagnoli, Denis Pellini, Fabrizio Zanetti, Saverio Vicentini, Franco Ceradini, Giovanni Marini, Leonardo Cappi, Federico Paon e Massimo Castelli – hanno ricevuto dalla presidente Alessia Canteri la nota di merito per l’impegno svolto nelle tre distinte mansioni richieste dal CNI: tecnici agibilitatori AeDES per rilievo del Danno e Valutazione dell’Agibilità; tecnici FAST, per una ricognizione urgente e preliminare dei danni ai fabbricati privati per determinarne l’utilizzabilità o meno e quindi consentire l’immediato rientro dei cittadini, ma anche ingegneri impegnati nel Data Entry per la digitalizzazione dei dati raccolti con le schede FAST e AeDES.
«Cessata lo scorso 7 aprile l’attività della Protezione Civile che aveva allestito a Rieti la DiComaC (Direzione di comando e controllo) quale sede di coordinamento delle attività di assistenza alla popolazione e di ricostruzione – ha spiegato l’ing. Fabrizio Zanetti illustrando l’attività svolta – la gestione dell’emergenza è passata ora alle singole regioni, con il supporto del Dipartimento della Protezione Civile fino al 19 agosto 2017, in particolare per alcune attività tra cui appunto il completamento delle verifiche di agibilità».
Iniziate il 29 agosto 2016 con le schede Aedes, Agibilità e danno nell’emergenza sismica per scuole ed edifici pubblici e il 5 settembre per gli edifici privati, le verifiche di agibilità si sono poi prolungate ulteriormente con il susseguirsi delle scosse che ha esteso di molto gli edifici colpiti e le conseguenti richieste di verifica, oltre ad aver reso necessario rivedere molti degli edifici già visitati.
Di contro a una richiesta di circa 250.000 verifiche Aedes, a fine aprile 2017 erano 61.000 quelle concluse, con il 44% dei fabbricati agibili, il 33% inagibili, il 20% parzialmente o temporaneamente inagibili (il 3% senza esito). Le verifiche Fast sono state invece 84.000, con il 57% di edifici agibili e il 43% di non utilizzabili.
«Il quadro resta ancora allarmante, ecco perché continuano le richieste di tecnici da parte del CNI – ha proseguito Zanetti -. La nostra squadra ha operato nel comune laziale di Antrodoco. Accanto al supporto tecnico, c’è poi il lato umano e solidale cui siamo chiamati. Si parla con la gente, occorre ascoltare le persone, consigliarle e confortarle. Si instaura con loro un rapporto di fiducia e rispetto reciproco. Molti dei paesi colpiti non hanno più un’economia e, probabilmente, neanche un futuro. La devastazione vista da vicina atterrisce ben più delle foto e delle immagini».
«A questi ingegneri volontari – ha concluso la presidente Alessia Canteri – il grazie dell’Ordine per aver dedicato il proprio tempo e la propria professionalità nelle attività di supporto post-sisma. Come ingegneri, in situazioni di emergenza come questa, siamo chiamati dal nostro dovere civile e professionale a mettere a disposizione parte delle nostre conoscenze e del nostro tempo: una lezione “sul campo” anche per i giovani professionisti che hanno la possibilità di lavorare in squadra con colleghi più esperti».

