Cari amici care amiche, questa volta vi racconto la storia di un nostro compaesano che in ragione del suo prestigioso incarico ha girato non solo l’Europa ma buna parte del mondo facendo così conoscere anche la nostra bella Villafranca. Italo Mazzonelli, classe 1940 è uno dei figli di quell’Attilio “el marasial dei carabinieri” la cui storia vi ho già raccontato, e nasce in Terlago di Trento. Quando il papà rientra dalla prigionia, era stato internato in Polonia ed in Germania, viene riassegnato a san Vito di Cadore ed è lì che Italo frequentando le scuole inizia a sciare in quanto lo sci è una delle materie obbligatorie anche alle elementari e ben presto Italo vi eccelle. Partecipa a numerose gare con l’associazione sportiva “I Caprioli” di san Vito di Cadore ed entra a far parte a far parte del Gruppo Giovanile della FISI allenato a Cervinia da Albino Alverà. Come spesso accade però il “fato” sovente non asseconda le pur legittime aspettative e così, proprio nel ’58 l’anno in cui il papà è trasferito in Villafranca, durante una gara Italo cade fratturandosi entrambe le gambe. In Villafranca fuori dalle gare di sci e dalle sue montagne Italo fatica non poco ad ambientarsi. Ripresa in fretta la forma fisica si scopre buon calciatore, gioca per tre anni in prima squadra e strette nuove amicizie comincia ad apprezzare “ l’ombra del castel”. Terminato in Verona il liceo classico il papà lo vorrebbe in Modena all’Accademia Militare ma Italo della vita militare ne ha già abbastanza. In fin dei conti in caserma vi ha sempre abitato, sin da quando è nato e così va sì a Modena ma si iscrive a Giurisprudenza. Lo sport però è la sua passione e così appena esce un concorso per insegnanti di educazione fisica vi partecipa lo vince. Ottiene subito supplenze in Volta Mantovana, Minerbe, Villa Bartolomea, Grezzana e Bosco Chiesanuova paesi che agli inizi deve raggiungere in Vespa. Dopo una prima cattedra all’ISEF di Bologna nel 1966 ottiene anche l’insegnamento alla Sezione Staccata del liceo scientifico Angelo Messedaglia, in Villafranca, la prima scuola superiore concessa al paese proprio quell’anno E con la stabilità arriva anche per lui il momento di metter su famiglia. Nel 1968 sposa Maria Rosa Vezza che gli dà Nicola e Marco. Sono gli anni dediti all’insegnamento ed al sociale. Nel tempo libero Italo mette a disposizione dei giovani del paese le sue competenze. Entra a far parte della Polisportiva San Giorgio e vi ricopre, per qualche anno, anche l’incarico di presidente. Da particolare impulso alla diffusione dell’atletica leggera e dello sport. Per sopperire alla mancanza di infrastrutture in via Genova, in un ex magazzino della carta messo a disposizione dal suo amico Luciano Nicolis, realizza una palestra ed una piccola piscina. E quando meno te lo aspetti ecco che lo sci, uscito dalla porta entra dalla finestra, e che finestra. Il tutto inizia quasi per caso. Negli stessi anni Italo è chiamato dagli amici Renato e Vilmo Dongili, Pierangelo Albertini, Attilio Marchi e Luciano Nicolis ad organizzare alcune gite sulla neve. L’iniziativa riscuote subito un grande successo tanto che si forma subito un gruppo di appassionati “le Freccie Rosse” che ben presto, per consentire ai ragazzi di partecipare a gare FISI, diventa “Sci Club”. E Italo? Una volta messi sci non si ferma più. Nel 1970 poco prima di ottenere il brevetto di “maestro di sci” ottiene anche quello di allenatore FISI e ritorna alle gare. Insegnare la mattina a scuola e poi tutti i pomeriggi ed il sabato sui campi da sci e la domenica gareggiare “alla lunga” gli impongono una scelta. Così nel 1984 lascia l’insegnamento per dedicarsi a tempo pieno allo sci. Mondo quello dello sci che dagli anni ’60 è velocemente cambiato, trasformandosi da sport di “nicchia” a sport di massa. Sono cambiate le attrezzature, si è passato dagli sci di legno a quelli fatti con i nuovi materiali, dagli attacchi rudimentali con i pericolosi cordini di ritenzione (che in caso di caduta e sgancio trattenevano gli sci impedendogli di “sfuggire”, prendere velocità e colpire altri sciatori ma d’altro canto poteva accadere “che te ti li tirae en testa”) fino ai nuovi attacchi con lo sgancio tarato sul peso dello sciatore e che si bloccano da soli. Per non parlare della nuova e specifica linea di abbigliamento, degli accessori nonché del rinnovamento e del potenziamento degli impianti di risalita e delle relative infrastrutture. E soprattutto c’è ancora molto da fare in campo normativo ed organizzativo ed Italo non stira indietro. Già consigliere nazionale e presidente dell’Associazione Veneta dell’AMSI (Associaione Maestri di Sci Italiani) dal 1974, dal 1978 al 1982 fa parte del Gruppo della Presidenza Nazionale. Nel 1977 inizia la sua nuova attività professionale con la direzione degli impianti, e della scuola di sci, di Costabella di San Zeno di Montagna. L’anno successivo è chiamato dai signori Broggi a dirigere gli impianti di Novezza che fanno parte del comprensorio di Polsa – San Valentino. Italo mettendo a frutto la sua profonda conoscenza del mondo della scuola riesce ad organizzare, per gli studenti, numerose attività integrate che prevedono la pratica dello sci e, con il supporto della forestale, la conoscenza dell’ambiente ed in particolare del bosco. Nel 1990, dopo varie esperienze, alle scuole estive dello Stelvio- Pirovano ed a quelle della Marmolada, è chiamato a dirigere i ben più importanti impianti di Falcade dove rimane per un decennio. E contemporaneamente c’è anche l’attività di dirigenza e rappresentanza, quella che lo porterà in giro per l’Europa ed il mondo. Nel 1988 gli viene conferito l’incarico di Direttore Generale dell’AMSI. Italo mettendo a frutto i suoi studi di Giurisprudenza collabora con l’avvocato Giulio Giovannini (l’ideatore e “patron” della Marcia Longa) alla stesura della legge quadro del ‘90 che, mettendo fine alla “giungla” delle leggi regionali, norma finalmente l’intero settore dei maestri di sci. Non è stato facile giungere ad un risultato che mettesse tutti d’accordo anche perché occorreva tener conto delle indicazioni di Austria, Francia e Germania che con l’Italia erano le nazioni guida dell’intero settore. Quanti viaggi negli altri stati sia per rappresentanza che per raccogliere osservazioni e suggerimenti. In quelli europei più o meno in tutti ma non solo, Nord e Sud America ed Estremo Oriente, memorabile quello in Giappone dove è ricevuto anche, dall’allora, principe ereditario Naruhito, (oggi il 126° imperatore “della terra del crisantemo”) e dalla consorte, la principessa (oggi imperatrice) Masako . Ed a proposito di consorte, quanto del suo successo Italo lo deve a Maria Rosa che l’ha sempre seguito, incoraggiato e sostenuto anche nei momenti più impegnativi e difficili, sicuramente moltissimo. L’ultima fatica di Italo nell’AMSI è del 1993. Lui è tra i promotori e gli organizzatori del Congresso Internazionale di Roma. I delegati delle federazioni di oltre quaranta stati sono chiamati ad incontrarsi per stabilire le linee guida della formazione e l’esercizio della professione dei maestri di sci. Sono sette giorni di intenso e proficuo lavoro ed alla fine l’incontro in Vaticano con Giovanni Paolo II. Italo dopo Falcade e Sappada, dal 2003 e per altri dieci anni è Direttore Generale del Comprensorio del Civetta, quello che comprende gli impianti di Alleghe, Selva di Cadore e Zoldo. Vi rimane fino al 2013 quando decide “de andar en pension” e tornare stabilmente in Villafranca, dalla quale peraltro non era mai andato via, e dedicarsi completamente alla famiglia ed al suo quarto pastore tedesco (oggi il quinto). L’era la ”Vilafranca de ‘na olta ma anca quela de anco” perché Italo mai uscito del tutto dal mondo dello sci è tutt’oggi spesso invitato in incontri e convegni a dare il suo qualificato contributo ed a trasmettere, come peraltro ha sempre fatto in tutta la sua carriera, il suo “mantra” < chi va alla montagna vi porta o trova la sua gioia>.
Alla prossima
Rico Bresaola.

