Prima della partita si sarebbero firmati un milione di registri per un pari allo Juventus Stadium. Dopo la partita (anche se c’è vera festa) ti viene da storcere il naso. Si, perché sullo 0-1 Cesar si vede annullare inspiegabilmente un gol regolarissimo (non c’è trattenuta su Bonucci). Guida prende un abbaglio. Lo stesso difensore è protagonista, a otto minuti dalla fine, dell’episodio che sancisce il rigore a favore della Juventus. Contrasto in area con Cuadrado. Il marcantonio clivense prima allunga la gamba, poi la toglie in tempo. Per il direttore di gara è rigore. Precedentemente un altro contrasto in area della Juve fa gridare al penalty, ma nemmeno lì c’è qualcosa. Guida fa (per fortuna) proseguire.
Ti saltano alla mente gli spettri del primo Delneri al primo Anno di Serie A quando al Delle Alpi fu una beffa.
REAZIONE JUVE
Ti aspetti una Juve pimpante, piena di rabbia e d’orgoglio pronta a dimostrare che gli intoppi contro Udinese e Roma sono stati solo un temporale estivo. Invece no. Il Chievo, sin dalle battute iniziali, parte col piglio e la tranquillità necessarie a dimostrare che proprio lui (paradossalmente) è il primo della classe. La Juventus soffre a centrocampo. Sembra avere le idee confuse. Da un movimento nel cerchio del centrocampo arriva una palla per Birsa che la mette in mezzo. Deviazione di Bonucci e Perparim Hetemaj scocca un tiro da fuori area, preciso quanto velenoso, che s’infila alla sinistra di Buffon. Sono passati appena cinque minuti. Guarda Juve che faccio sul serio, sembrano gridare gli uomini in maglia gialla.
LA CHIAVE
Gli uomini di Allegri sembrano confusi e poco reattivi. Sta di fatto che il Chievo è molto più veloce degli avversari e gli riesce tutto facile. Pereyra si mangia l’inverosimile davanti a Bizzarri e Hernanes scalda le mani all’estremo clivense. Ma non c’è convinzione. Là davanti Morata e Dybala perdono parecchi palloni e per la difesa del Chievo è un gioco da ragazzi controllare e contrastare a dovere. C’è un alleggerimento di Meggiorini che spara alto, ma Castro è sublime nella sua regia perché si cala letteralmente nei panni del direttore d’orchestra. Rigoni dà una mano al reparto arretrato e sbaglia pochissimo. Hetemaj è un autentico leone e arriva su tutte le palle. Quinto campionato al Chievo. Non aveva mai segnato con questa maglia. Se tanto mi dà tanto, ne è valsa la pena l’attesa. Segnare allo Juventus Stadium non è da tutti i giorni.
LA QUADRATURA
Nella ripresa Allegri cambia le carte in tavola, ma la musica non cambia. Pogba non fa certo dimenticare l’incolore primo tempo del rientrante Marchisio. La Juve preme, ma quando è ora di tirare le somme trova sempre il Chievo ottimamente piazzato pronto a chiudere tutti gli spazi.
La difesa è arcigna, non perde un colpo. Bizzarri è sempre superlativo (come il collega Buffon: strepitosa la sua parata in occasione della semirovesciata ravvicinata di Cesar). Dice sempre no soprattuto a Hernanes, andandogli a togliere dal sette una punizione alla Pirlo. Nella Juve cambia un pochino qualcosa quando entra Cuadrado. Sturaro è un autentico disastro. Mandzukic è un non pervenuto come Morata. Dybala ci mette l’anima ma sembra avere meno verve che al Palermo. C’è la giusta ovazione del pubblico quando nel Chievo entra Pepe.
Ma gli applausi finali sono solo per i ragazzi di Maran perché la Juve esce (giustamente) fra i fischi.
Nicola Di Ciomma
Foto Renzo Udali

