Le prime tracce certe di un insediamento agro pastorale nel nostro territorio risalgono a circa 2500 anni a.c. (avanti Cristo) e consistono in una cuspide di freccia in selce, un’alabarda in bronzo e di un pettorale di argento decorato con lamine sottili a forma di luna, il tutto appartenente ad una tomba casualmente scoperta nel 1913 in una cava di ghiaia sulla via di Grezzano. Poiché in quel periodo da queste parti non era ancora ancora stata raggiunta la tecnica di fondere il rame né tantomeno di lavorare l’argento, gli oggetti in metallo rinvenuti, sicuramente di uso cerimoniale, sono senza ombra di dubbio di importazione e testimoniano la vocazione della zona al commercio già dal neolitico. Se poi si prende in considerazione un’altra importate tomba dello stesso periodo, scoperta nella vicina Povegliano (quattordici scheletri rivolti a ovest, attorniati da utensili, pugnali in bronzo, lame e punta di lancia), se ne deduce anche che accanto alla popolazione indigena si era insediato un altro popolo con costumi e capacità diverse. L’età del ferro fu per le popolazioni padane un periodo di grande sviluppo grazie anche agli scambi con gli etruschi e, attraverso il Mediterraneo, con le città greche. Ma è proprio la prosperità che attirò da ovest l’arrivo e l’insediamento in Lombardia, di tribù galliche. I Veneti per non essere schiacciati si allearono con l’emergente potenza del tempo, i romani. Dopo la terribile incursione dei galli Boi, Insubri e Gesati (225 a.c.) intervenne l’esercito romano condotto da Claudio Marcello che nel 218 a.c., li spazzò via fondando le colonie di Cremona, Piacenza e Milano. Occorre però arrivare ai primissimi anni del primo secolo per trovare notizie del primo insediamento militare di Villafranca e precisamente quando l’imperatore Ottaviano Augusto, per facilitare il servizio postale e di informazione, fece istituire lungo le strade romane, ad intervalli regolari, stazioni di cambio. A questo periodo risale infatti la “mutatio” (stazione di posta dove si cambiavano i cavalli), sulla via Postumia (che da Genova arrivava a Trieste) a circa 10 miglia (15 Km) da Verona in un luogo chiamato “Porta Jovia” (Porta di Giove). Un notevole” arco di trionfo” posto in quel luogo, a cavallo o nei pressi del fiume Tione, ci dà le prime certezze. Le iscrizioni di alcune delle sue pietre, con la dedica a Tiberio Cesare Augusto e che ora formano per qualche metro la base della torre principale del castello, ne datano la costruzione, tra il 18 ed il 19 dopo Cristo. Nello stesso periodo, e nelle dirette vicinanze, sorge il “Castrum Stativum” un accampamento permanente dell’esercito che sebbene all’inizio non fosse stato di grandi dimensioni certamente lo divenne in seguito quando, verso la fine del secolo, divenne la sede permanente di un’intera legione; la X Veneria. Per rendere l’idea delle sue dimensioni basta pensare che una legione in genere era composta da oltre cinquemila soldati e duecento cavalieri. Ed ora le altre vicende storiche. Nell’anno 268, durante l’invasione degli Alemanni, il loro capo Brucellino si fermò a Villafranca con una grossa parte delle sue bande tra le quali però scoppiò una pestilenza che trasmessa agli abitanti ne distrusse la gran parte. Questo dimostra che il luogo chiamato Clavenna (luogo chiave, custodito tutto intorno, presidio) era già abitato anche da “civili” e diventato un “burgus” come poi, verso la fine del periodo imperiale, verrà indicato sulle mappe. Negli decenni che seguirono il territorio si spopolò ulteriormente a causa delle tante invasioni; prima delle tribù congiunte di; Svevi, Vandali, Burgundi e Alani di Radagasio, in seguito degli Unni di Attila e degli Eruli di Odoacre ed infine, nel 489, dei Goti di Alarico. Nel 541 Totila, re dei Goti fu sconfitto dai Bizantini che a loro volta furono ben presto scacciati dai Longobardi. Sotto questi ultimi, nuovi padroni, (durati per oltre 200 anni) in tutta la pianura riprese l’agricoltura ed il commercio. Quando però il oro re Desiderio fu sconfitto da Carlo Magno anche per loro arrivò la fine. Tutto il loro regno andò a far parte del Sacro Romano Impero, Villafranca con Verona fu incorporata nella “Marca Forogiuliese”. La pace però non durò a lungo il territorio al di qua delle Alpi infatti fu conteso tra i vari signorotti feudali e alla fine si imposero su gli altri Guido da Spoleto e Berengario Marchese del Friuli. Dei due inizialmente prevalse Berengario che però fu destituito a favore di Ludovico di Provenza. Berengario allora radunato un esercito di mercenari sconfisse Ludovico e fattolo prigioniero con una ferocia inaudita lo accecò; “gli cavò gli occhi e li gettò ai cani”. Divenuto re Berengario, solo dopo qualche mese, fu a sua volta assassinato da un suo servo, tale Flamberto, che lo tradì per denaro, e che fece poi la sua stessa fine per mano di Milone, fedele vassallo di Berengario e capostipite dei Sambonifacio. In quel tempo era prerogativa dei re concedere o confermare le vaste donazioni territoriali già fatte dai Longobardi e da Berengario che nel 894 confermò il nostro territorio a Eginulfo vescovo di Mantova come poi fecero pure; Ottone I nel 967 e Ottone III nel 997. Agli inizi del nuovo Millennio mentre il feudalismo era al tramonto nella società emersero due nuove classi, i militari (ed ex militari cui era stata affidata la difesa dei confini e la lavorazione della terra) ed i mercanti. Dopo la metà del XII secolo, durante la guerra per le investiture, Verona che fino ad allora era stata fedele all’imperatore passò a sostenere il Papa e assunse un ruolo di primo piano nella lotta per la libertà dei comuni. Nel 1154 Federico Barbarossa sceso per la prima volta in Italia per ristabilire la sua autorità si accampò con 4000 soldati tra Villafranca e Povegliano. Seguirono diverse battaglie con alterne vicende ma dopo la sconfitta di Legnano l’imperatore, con la pace di Costanza dell’anno 1183, concesse ai comuni ampia libertà e prerogative militari. Il Consiglio ed i Rettori che governava Verona, memore della dura sconfitta subita dal Comune ad opera dei mantovani quasi mezzo secolo prima (nel 1140), nel 1185 accettò la proposta di tale Viviano degli Avvocati, di edificare nella campagna a sud della città un nuovo paese, sul tracciato del vecchio. Lo scopo principale era di rafforzare i confini comunali con un nucleo di coloni che in caso di bisogno li avrebbero potuto difendere con la le armi. Altro scopo era, per fronteggiare le frequenti carestie, quello di rendere produttiva un’ampia zona della “Campanea Maior Veronensis” (quella Minor era oltre l’Adige) che per la natura sassosa del terreno necessitava della realizzazione di importanti opere irrigue. Porta la data del 9 marzo 1185 l’atto formale con cui a 179 famiglie (gli originari) furono dati in affitto 33 campi ciascuna, uno per edificare la casa e gli altri da lavorare. Nello stesso atto era anche stabilito il canone d’affitto, 12 denari annui, e l’esenzione da ogni altro aggravio fiscale o prestazione personale (lavoro gratuito). Per questo inizialmente il nuovo “vico”, il “burgus liber” si chiamò Villa-Franka poi italianizzato in Villa Franca e diventato infine Villafranca. Tra le varie disposizioni dell’atto di fondazione c’era anche l’autorizzazione a scavare un pozzo al centro del paese e la facoltà di tenere un mercato settimanale ma anche quella di dover fare più largo e profondo un preesistente fossato che correva lungo tutto il confine con il territorio mantovano. Una volta distribuiti i 16 ettari agli “originari” ed edificati gli edifici essenziali per la vita pubblica, il municipio e la chiesa, il nostro paese con la nomina nel 1194 del suo primo Podestà, Corrado Folle di Girardo, muoveva i suoi primi passi in piena autonomia da Verona. Alla prossima.
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