Mancano solo pochi giorni allo scadere del 75° anniversario della tragica vicenda “del mulin” dove il piombo nazista spezzò le giovane vite di due fanti d’Italia. Oggi decine di persone, se non centinaia o addirittura migliaia, transitano ogni giorno in macchina, in bici o a piedi, da via Molini, la strada che porta al cimitero del paese o imbocca la Provinciale 24 detta “del Serraglio” (la Valeggio s.M – Bovolone) e chissà quante volte “imprecano” per il passaggio a livello chiuso, che fa perdere loro tempo prezioso. E tuttavia, anche se distrattamente, non possono non vedere il piccolo monumento posto sul lato nord della strada, proprio attaccato al passaggio a livello, ed i due alti cipressi posti sull’altro lato, appena al di là della ferrovia, quest’ultimi avulsi da qualsiasi contesto urbanistico. Eppure quei due cipressi stanno lì ad indicare il luogo esatto del tragico evento ricordato dall’adiacente piccolo monumento. In breve la vicenda. Era quasi mezzogiorno del 13 settembre del 1943 ed erano passati soli cinque giorni dal tragico 8 settembre, quando la radio aveva diffuso con il Proclama Badoglio la già avvenuta firma dell’armistizio con le Forze Alleate in Cassibile (Siracusa) eppure in stazione erano già fermi alcuni convogli di carri bestiame diretti in Germania stracolmi dei nostri soldati che senza indicazione alcuna avevano deciso di averne abbastanza della guerra. (Per saperne qualcosa di più sulla situazione alla stazione ferroviaria del paese in quei giorni vi invito a leggere la bella storia delle “Reggiane le zumele del canton de la stasion “ pubblicata sul primo libro di “Vilafranca de ‘na olta” disponibile anche presso questo giornale.) Da un carro, di uno di questi convogli sorvegliati a vista dai soldati tedeschi, gli occupanti erano riusciti a sollevare una delle assi del pavimento. Dal piccolo pertugio erano riusciti a sgusciare fuori due prigionieri che non visti si erano appostati in un cespuglio appena al di là del muro di sostegno della massicciata dei binari. Il convoglio già fischiava per avvertire dell’imminente partenza quando, dopo di loro, tentò la sorte un ufficiale rimasto sconosciuto che la gente ricorda fosse un capitano. Questi benchè scoperto dai tedeschi ed inseguito e nonostante le raffiche di mitra di cui fu fatto bersaglio riuscì ad arrivare incolume in un vicino campo di mais e da lì dileguarsi. I soldati tedeschi di ritorno al convoglio, che già stava muovendo, rabbiosi per lo smacco subito, si imbatterono casualmente nei primi due fuggiaschi e …, da uno scritto sulla vicenda di Angelo Granuzzo, animatore della realizzazione e della cura del monumento, < Un urlo selvaggio e una raffica di mitra ha trasformato due fanti d’Italia in Martiri della Libertà>. In paese la notizia della barbara esecuzione si sparse immediatamente e nonostante la zona fosse Off Limit e presidiata in forze dai tedeschi, con il parroco Don Eliseo Contri in testa, molti cittadini accorsero per prelevare le spoglie di Gildo Pianeta di Isolabona IM, sposato e padre di Adriano, e di Alberto Pomponi di Bracciano Roma, ed a provvedere alla loro sepoltura. Al termine della guerra le spoglie dei due soldati sono state restituite alle rispettive famiglie. Sono seguite poi molte e più gravi cose anche nel nostro territorio ma la tragica vicenda non è caduta nel dimenticatoio. Si è dovuto però attendere diversi anni ed infine grazie all’opera di diversi volenterosi e, mi sento di citarlo ancora una volta, di Angelo Granuzzo, il 26 aprile del 1986, alla presenza delle delegazioni ufficiali dei tre comuni e dei parenti delle vittime, è stato finalmente inaugurato il monumento a loro dedicato. Ora spero che molti leggano queste poche righe cosìcchè quando transitano per via Molini specialmente se trovano le sbarre del passaggio a livello chiuse non pensino al tempo che stanno perdendo ma, anche solo per pochi istanti, a quei due poveri soldati le cui giovani vite sono state spezzate dal piombo nazista. Il caso ha voluto che senza colpa alcuna si trovassero al momento sbagliato nel posto sbagliato ad un passo da quella libertà di cui oggi noi ne godiamo tutti, talvolta senza molta consapevolezza.
Alla prossima
Rico Bresaola.

