Cari amici e care amiche, questa volta non parlerò di una persona ma, nella ricorrenza del suo 150° anniversario, dell’ episodio che tanto ha fatto conoscere il nostro paese in Italia e non solo e che sembrò addirittura dovesse cambiargli il nome. Villafranca del Quadrato appunto come appare sulle due foto ricordo, una della banda del paese l’altra di un gruppo di alpini in servizio e in congedo. Ma prima un sintetico “inquadramento” e l’episodio storico. Dall’esito vittorioso della II^ guerra di indipendenza (1859) il Regno del Piemonte, aveva tratto più danni che benefici, aveva acquisito la sola Lombardia ma aveva dovuto cedere alla Francia, Nizza e la Savoia. Nel 1860 però, nonostante che le clausole della pace di Villafranca prevedessero per tutti i territori la restaurazione dello “status quo ante guerra” (ovviamente ad eccezione della Lombardia che era stata ceduta ai Savoia), i plebisciti dell’11 e 12 marzo portarono all’annessione al Piemonte dei Ducati Minori (Parma e Piacenza), della Romagna e del Gran Ducato di Toscana. Poi, mentre Garibaldi a capo della vittoriosa Spedizione dei Mille liberava il Sud, l’11 settembre 1860 il generale Cialdini occupava le Marche e l’Umbria e fu così i 17 marzo 1861, in Torino, Vittorio Emanuele II fu proclamato dal parlamento Re d’Italia. La pace con l’Austria non poteva essere, e non fu, che una tregua ma occorrevano forti alleanze. Re, Vittorio Emanuele II, grazie all’amicizia personale con Napoleone III imperatore dei francesi ed alla sua abilità diplomatica (nonchè all’opera del Generale La Marmora, Presidente del Consiglio e ministro degli Affari Esteri), dopo essersi assicurato la neutralità di Russia ed Inghilterra, l’8 aprile del 1866 concluse un trattato di alleanza con la Prussia. Il 17 giugno 1866 la Prussia dichiarò guerra all’Austria. Lo stesso giorno, in forza del trattato di alleanza, anche Vittorio Emanuele II scese in campo. Era l’occasione tanto attesa eppure non eravamo pronti. Dopo soli sei giorni, Il 23 giugno, il La Marmora (nominato comandante dell’esercito) dà ordine all’Armata del Mincio ( o del Re) di varcare in forze il Mincio. Nella notte centodiecimila uomini (due terzi dell’esercito italiano) varcano i confini forzando i ponti di Goito e Borghetto. E veniamo all’episodio del “Quadrato” Il 24 giugno, poco prima delle 7, la Brigata di testa (Parma) della Divisione Principe Umberto, ha appena superato l’abitato di Villafranca ed è giunta nella posizione assegnata, quando uno squadrone di cavalleria della divisione Bixio, che era stato mandato avanti in ricognizione (a circa 4 Km) si imbatte in alcuni squadroni di Usseri della brigata Bujanovics e si ritira inseguito portando la notizia della presenza in forze della cavalleria nemica. I cavalieri austriaci, senza aver visto le colonne di fanteria, riferiscono al loro comandante il col. Pulz, che davanti a Villafranca vi sono dei reparti di cavalleria italiani. L’ardito colonnello decide di caricarli. Egli disposta una batteria di artiglieria in località Ganfardine manda all’attacco, a cavallo della strada per Sommacampagna, a destra il 13° reggimento Ulani e a sinistra il 1° reggimento Usseri (o Ussari) dell’Imperatore. Gli Ulani, lanciati a carica furiosa, guadagnano terreno e per primi vengono ad urtare contro i quadrati formati dal 4° battaglione bersaglieri e dal 49° Reggimento. Il Principe Ereditario Umberto di Savoia ed il suo seguito entrano nel quadrato formato dal 4° battaglione del 49°. Edmondo de Amicis, l’autore del celebre libro “Cuore”, che in quel quadrato c’era così ha scritto < Ci vennero addosso come l’ira di Dio….. Vidi venir le lance calate, scaricammo i fucili, un nuvolo di polvere nascose tutto…Poi la polvere si diradò.. la terra era coperta di cavalli ed ulani feriti e morti. Io mi voltai indietro e vidi in mezzo a noi Umberto a cavallo, che si guardava intorno, tranquillo…….> Due battaglioni di bersaglieri ed il 48° reggimento fanno appena in tempo a schierarsi a loro volta che giunge il 1° Reggimento Ussari dell’Imperatore. Senza esitare gli Ussari si lanciano sui quadrati ma sono anch’essi respinti con gravissime perdite. Gli squadroni di Alessandria si lanciano all’inseguimento ma sono contrattaccati dalla brigata di cavalleria Bujianovics nel frattempo riunita. I nostri cavalleggeri tentano di attirare gli squadroni nemici sotto il fuoco dei quadrati ma il Bujanovics decide risparmiare i suoi e retrocede. Alle 9 la cavalleria austriaca si ritira verso Sommacampagna lasciando su terreno 13 ufficiali 309 uomini e 403 cavalli , e contando anche i feriti e i dispersi, circa un terzo della sua forza totale. E qui ci fermiamo, per l’intera battaglia ci sarà qualche altra occasione certo che, il principe Umberto (re d’Italia dal 1878 al 1900, ucciso a Monza per mano anarchica) proprio tranquillo non doveva essere rimasto se poco dopo bevve, direttamente “con ‘na casarola” (casseruola dal lungo manico in rame o ottone) dell’acqua presa da un “casirel” (secchio), generosamente portato dalla concittadina Pasquali per alleviare l’arsura dei combattenti e soprattutto dei feriti. E veniamo all’obelisco. Sul luogo dello storico quadrato nel 1880 fu eretto un primo monumento. L’ obelisco, di modeste dimensioni, dopo nemmeno 9 anni, nel 1889, durante un violento temporale venne distrutto da un fulmine. Fu d’obbligo costruirne uno nuovo e più grande, alto all’incirca 17 metri. Come dagli atti della giunta comunale dell’epoca, la rimozione dei resti del vecchio monumento risulta fatta da tale Perina Giuseppe, e costò complessivamente 87 lire. Per il nuovo monumento furono raccolte offerte per oltre 38.000 lire bastanti a coprire l’intera spesa Una volta approvato il relativo progetto, il 30 giugno 1894 fu nominato direttore tecnico dei lavori l’ingegner Paolo Zuccalmaglio il quale in breve tempo portò a termine l’opera. L’attuale monumento è stato inaugurato, con grande festa, il 28 aprile del 1895. In merito al nome del paese, la sostituzione del “di Verona” con il “del Quadrato” (per distinguerla dalle altre nove Villafranca esistenti in Italia) non risulta mai essere stato fatto anche se tale dizione appare negli atti del Comune già nel 1896 per la locale “Società Ciclistica del Quadrato”. Durante “il ventennio” poi, come già detto il nome, Villafranca del Quadrato appare nelle foto della Banda del Paese e del locale Plotone Alpini. Mi è anche giunta voce che in passato un allora sindaco abbia effettivamente fatto tale proposta pertanto, continuerò le ricerche negli archivi del comune. E’ anche lì, tra pagine di vecchi registri, scritti a mano, che si può trovare la storia della “Vilafranca de ‘na olta”. Per intanto, alla prossima.
Rico Bresaola

