Cari amiche cari amici, questa volta è la storia di una donna straordinaria per bellezza, carattere ed intelligenza a riportarci nella “Villafranca de na’ olta”. Una grande donna che ha saputo sostenere e talvolta guidare, in momenti che oggi ci sono inimmaginabili, suo marito, Adriano figlio del noto industriale e politico Vittorio Bresaola (prima vice e poi Podestà di Villafranca). Ma procediamo per ordine. Domenica Ada Ruzza, classe ’19, non ha ancora quattro anni quando arriva in paese con la famiglia. Il papà Egidio e la mamma Emilia Finotto, già del mestiere, hanno lasciato Cavarzere per venire a gestire il centralissimo albergo ristorante “Il Sole” con annessi biliardo offelleria e caffè che da allora fu per tutti “da Ruza”. La famiglia era già composta anche da Vanda (che andrà in “sposa a Cristo” prendendo il nome di Suor Teresa), Natale, il cofondatore della storica farmacia di Peschiera del Garda, Mario, Domenica Ada (ma per tutti Ada) appunto e si completerà poi con la nascita di Carlo. Ada frequenta le scuole in Villafranca, dalle Canossiane. E’ appena grandicella quando i suoi gli trovano il lavoro adatto a lei, la cassiera nell’attività di famiglia. Non è che l’hanno inventato oggi di mettere belle ragazze dietro il banco dei bar, Ada è di una bellezza straordinaria, e “si dice” che molti vanno da “Ruza” solo per ammirarla, ma è anche precisa e risoluta. Sono altri tempi, le allora ”ostarie” sono frequentate da ogni tipo di soggetti ed Ada ha talvolta a che fare con clienti ubriachi, anche se è pur vero che su tutto veglia l’occhio esperto dell’energico Egidio. Ed è proprio in quell’ambiente che Ada forma il suo carattere, conciliante e benevolo ma anche fermo e coraggioso. Già nel ’36 Ada “parla” con uno dei più bei “rampolli” della ricca borghesia locale, Adriano Bresaola il cui papà Vittorio, oltre ad essere un industriale della seta è anche inserito ai vertici del potere politico locale del “ventennio”, e come detto è anche Podestà, dal ’40 al ‘44. Adriano dà una mano nell’attività di famiglia ma è “il figlio del padrone”. Ha diverso tempo libero e così oltre alla caccia, sua grande passione nella quale eccelle, va spesso dai Ruza e dai oggi e dai domani fa innamorare la Ada. In quel periodo il suo ruolo di fidanzato però gli fa rischiare di grosso. Si è subito dopo l’otto settembre del ’43, quando i tedeschi da alleati diventarono “tout cour” (senza tanti preamboli) invasori, ed un graduato tedesco di stanza nel paese è invaghito della bella Ada. Per sgombrare il campo decide di eliminare la concorrenza e così un pomeriggio, spalleggiato da altri commilitoni, ingiunge ad Adriano di salire sulla sua camionetta per essere portato al comando. Non ce n’è alcun motivo e così Adriano, che si è insospettito, con la scusa di “altrimenti me la rubano” ottiene di seguire l’autovettura con la sua bici. Giunto al primo vicolo però Adriano improvvisamente vi svolta e fa perdere le sue tracce. Ci pensa poi papàVittorio a sistemare le cose con i tedeschi. Alla fine del ’44, quando la guerra sembra andare ancora per le lunghe, la Ada affronta Adriano < dopo nove anni di fidanzamento mi sembra che sia giunta l’ora o mi sposi o “catete ‘n’ altra” >. Adriano preso di petto finalmente si decide e così dopo i previsti preparativi, si arriva al matrimonio. La cerimonia si tiene nel pomeriggio del 9 febbraio del ’45 nell’antica Pieve di San Floriano. Al termine del rito sposi ed invitati fanno appena in tempo ad uscire dalla chiesa che suona l’allarme antiaereo. Arriva “Pippo” (così è chiamato il solitario bombardiere americano che in quei mesi ogni sera all’imbrunire sorvola il territorio in cerca di obbiettivi da colpire). Se ne sentono già i motori e non si può più fare in tempo a nascondere l’auto degli sposi, la “preziosa” Balilla, che con i suoi riflessi può attirare l’attenzione dei piloti alleati. Ecco allora che tutti gli invitati si levano giacche e tabarri ed in un attimo la coprono nascondendola dalla vista dall’alto. Anni difficili e bui quelli della guerra, un tomo non conterrebbe tutti gli aneddoti e gli eventi accaduti in quegli anni, ma un’ altro, che ci riguarda direttamente, ve lo voglio raccontare. Qualche giorno dopo il 25 aprile del ’45 un gruppo di facinorosi armati fino ai denti, per lo più partigiani dell’ultima ora, si è riunito in via Nino Bixio proprio davanti alla casa dei Bresaola. Grida e voci concitate fanno capire che stanno decidendo cosa farne di loro, quale punizione infliggere alla famiglia dell’ex Podestà, e che in quei momenti poteva essere anche la condanna a morte. I Bresaola, tutti agitati e spaventati, sono chiusi al primo piano della loro casa comunque decisi a difendersi quando la Ada rompe gli indugi. Lei che da ragazza ha assistito a diverse risse tra ubriachi non ha certo paura. Spalanca la finestra e grida loro < Disgraziati andatevene a casa, non ricordate quanto ha fatto Vittorio per le vostre famiglie, quanta gente ha assunto, anche se non ne aveva bisogno, per far sì che potessero sfamare i figli. Per tutti ha sempre fatto di più di quello che poteva, andatevene>. Il suo intervento è decisivo, incredibilmente il gruppo, molto più in fretta di quando si è formato, si scioglie sgombrando la via. Tornata in breve tempo la pace e la legalità anche per Ada e Adriano seguono poi gli anni della ricostruzione e della ripresa economica, allietati dall’arrivo dei figli Romualdo, Roberto ed Emilia. Ben presto però per la produzione della seta (e per la filanda) si profila all’orizzonte la crisi più nera. Dalla Cina vengono importate sete di qualità a prezzi stracciati ed anche le nostre famiglie, i cui membri trovano ora sicuri e redditizi lavori, non sono più disposte a tenere in casa le puzzolenti “peagnà” dei “cavaleri”. Vittorio, che ama il suo lavoro, e la sua filanda, in maniera quasi ossessiva fa di tutto per tenerli entrambi in vita. Vende case e terreni per immettere sempre nuovi capitali ma alla fine, agli inizi degli anni ’60, deve arrendersi e chiudere. Ai Bresaola rimane comunque di che vivere agiatamente ed Ada può così dedicarsi alle sue passioni, il canto, le opere di carità ed anche un po’ di attivismo politico. Sorretta da una fede profonda frequenta la chiesa e partecipa attivamente alle opere parrocchiali. Talento naturale dalla bellissima voce canta nel coro della chiesa e con il suo sovrastare le altre voci incanta i fedeli strappando talvolta fragorosi applausi. Tante opere di carità ed ore ed ore a lavorare ad uncinetto per fare decine di copri letti e scialli, e centinaia di “presine” da donare ai frati cappuccini per la loro “pesca de beneficienza de San Piero” ma non solo. Tutti i santi giorni, per oltre vent’anni, presta la sua opera alla casa di riposo a favore degli ospiti non autosufficienti aiutandoli nelle minute incombenze, a lavarsi e financo ad aiutarli a mangiare. E non fa loro mai mancare quello i cui hanno più bisogno, parole di conforto ed incoraggiamento. In politica non si impegna mai direttamente ma, soprattutto nell’incombenza delle elezioni, non si tira indietro. Convinta sostenitrice dei valori espressi dalla Democrazia Cristiana, in coppia fissa con l’amica Tanina (Gaetanina) Rigoni passa casa per casa per consigliare, agli amici, i nomi da votare ed a cercare di convincere gli indecisi. L’era la “Vilafranca de ‘na olta” quando chi più aveva più dava ma “l’è anca quela de anco” perché la Ada ancora con intatta la sua voglia di cantare e dopo aver superato innumerevoli traguardi si appresta, in buona salute e straordinaria lucidità, a tagliare l’importante, ma non ultima, soglia dei cento anni. Per intanto, anche a nome di tutti i compaesani di cui sono certo e sicuro interprete, le auguro ogni bene.
Alla prossima
Rico Bresaola.

