Cari amici care amiche, l’ospedale cittadino chiuso da più di un decennio a causa dell’arcinoto e sciagurato incendio dopo tanti rinvii è stato finalmente riaperto. Per il suo completo funzionamento però occorrerà aspettare ancora che in Regione si mettano d’accordo sul suo “livello” per intanto è partito e non è poco. Ma come era la Sanità Pubblica nella “Villafranca de na’ olta”. Con la sua storia ce lo racconta, o meglio ce ne completa il quadro, “Corado el dentista ” (l’argomento peraltro è già stato iniziato con quella di Giovanni Gabriele Mortari “el farmacista de via Pace”). Corrado Massagrande, classe 1926 è il primo dei tre figli di Paolo e della maestra Alice Ferrari di San Zeno di Mozzecane (figlia di Silvio il maniscalco del conte Miniscalchi) e che dopo di lui avranno anche Gianpaolo e Maria Lisa. Corrado (nella bella foto di famiglia è quello tra i genitori) nasce e cresce nella Villafranca del difficile e “tristo” periodo posto tra le due guerre mondiali ma per sua fortuna nasce in una famiglia più che benestante. Il papà infatti è il titolare della omonima Tipografia Massagrande che all’epoca aveva diversi dipendenti, maschi e femmine una delle quali, la Nella Cordioli detta “la Maurina” (la cui storia vi ho già raccontato), disbrigava per la sua famiglia anche i lavori domestici. La sua prima infanzia la trascorre così serenamente e senza quelle privazioni cui loro malgrado sono costretti i suoi coetanei. Corrado frequenta le scuole elementari in Villafranca e il suo maestro è quel Giovanni Marchi che sarà poi sindaco del paese dal 1951 al 1960. Per fare le medie invece i suoi lo mandano a Verona, in collegio all’istituto Le Stimmate. Sempre lì inizia poi, da interno, gli studi scientifici. Fa in tempo a frequentare solo tre classi sino al ’44 quando, in quell’anno, viene chiamato alle armi. Il nostro territorio fa parte della Repubblica di Salò e, come tutti i suoi coscritti, o va al fronte con i tedeschi, o diserta e si unisce ai partigiani mettendo così in pericolo anche i suoi familiari, oppure se non viene preso nella TODT (l’agenzia che gestiva i lavori bellici) può chiedere di entrare nei corpi ausiliari dell’esercito. Per rimanere in Verona Corrado chiede ed ottiene di entrare a far parte della Polizia Ausiliaria. Vi opera per quasi un anno per lo più nel gravoso compito di soccorrere i sopravvissuti ed identificare le vittime, dei violentissimi bombardamenti cui la città è sottoposta dagli alleati. Finita la guerra Corrado rientra in Villafranca e completa privatamente gli studi liceali. Ottenuta la maturità si iscrive alla facoltà di medicina e chirurgia dell’università di Padova. Nella città patavina vi rimane per i primi tre anni di studio nei quali, per frequentare le lezioni, va avanti ed indietro in treno. Poi si trasferisce all’università di Modena dove termina gli studi di laurea. In Modena ha l’occasione di frequentare il nutrito gruppo di studenti villafranchesi, tutti allievi dell’allora “luminare” della medicina, il professor Coppo. Frequenta tra gli altri anche anche i futuri primari di quello che sarà il nuovo (di allora) ospedale Magalini, il prof. Guarienti ed il prof. Ferrari. Nella “Vilafranca de ‘na olta”, prima del nuovo Magalini, l’ospedale di Villafranca (sempre con lo stesso nome) era sito in pieno centro, sul corso, nel secondo palazzo dopo il caffè Fantoni. Era tutto nel grande complesso che comprendeva anche la chiesa che un tempo fu dei frati dell’ordine dei Disciplini (oggi della Disciplina). Fino alla fine degli anni cinquanta il personale sanitario che vi operava era formato unicamente da qualche infermiere, alcune suore e dai due storici medici; il direttore e chirurgo dott. Attilio Bergamini ed il dott. Megi, (all’anagrafe Aram Megighian, di origine armena) internista, chirurgo ed anche titolare di una delle quattro condotte del paese. Degli altri medici condotti ricordo bene il mio “dottore” il dottor Angelo Burti che per rimanere in tema “anca a mi el mà cavà qualche dente”, ma allora ogni medico faceva un po’ di tutto: dal chirurgo al cardiologo dal dentista al ginecologo, e quant’altro avesse attinenza con la salute. I tempi però stavano cambiando ed il periodo che va dal secondo dopo guerra agli inizi degli anni ’60 è stato quello della più grande trasformazione della nostra società. Con la diffusione del benessere erano sorte infatti nuove e stringenti esigenze determinate soprattutto dalle innovazioni tecniche e scientifiche. In ogni campo, ed anche in quello sanitario, si determinò la necessità delle specializzazioni ed è in questo contesto che torniamo a Corrado. Nel 1953 si laurea in medicina e chirurgia e deve scegliere quale strada intraprendere per il suo futuro lavorativo. Corrado decide di esercitare la libera professione ma in quale campo? Risolve ben presto i suoi dubbi e d’altronde, come poi vedremo, la soluzione ce l’ha in casa. Nello stesso anno della laurea, sempre presso l’università di Bologna, si iscrive ed ottiene, il diploma di Specialista in Odontoiatria e Protesi Dentaria. Inizia così sin da subito a lavorare in un già avviato “gabinetto odontoiatrico’ in Castelnuovo del Garda. In Villafranca nella sua casa paterna, sul corso proprio di fronte alla chiesa, vi è proprio uno studio dentistico, quello del dottor Agostino Rigotti, che prima o poi dovrà pur trasferirsi. Per intanto Corrado continua a fare esperienza (farsi le ossa) anche presso altri specialisti in Verona ed anche in Bussolengo. E con la stabilità economica, come era premessa indispensabile allora, Corrado può metter su famiglia. Dopo qualche anno di fidanzamento nel 1956 sposa Rosetta Ortombina (la sorella di Nives, la moglie del maestro Luigi Pigozzo) che gli darà tre maschi, prima Stefano e poi Nicola e Paolo. Nel 1967 finalmente il dottor Rigotti sposta il suo studio in altra sede (sempre sul Corso, sopra il Cavallino) ed è così che Corrado può a aprire nella sua casa un “gabinetto odontoiatrico” tutto suo. E’ tra i primi ad installare nel suo studio moderne attrezzature e strumentazioni all’avanguardia che gli permettono tra l’altro di fare, e di disporre immediatamente, delle radiografie di singoli denti o dell’arco plantare (ortopantomografia). E poi oltre quarant’anni di continuo diuturno lavoro a far protesi e curare denti a paesani e non che nel frattempo “el pan da metarghe soto” non gli è certo venuto a mancare. Il numero esatto degli anni di lavoro non lo sa nemmeno lui anche perché da quando ha cessato l’attività (agli inizi degli anni duemila) ha poi continuato a dare la sua esperta ed “illuminata” consulenza al figlio Nicola, anche lui medico odontoiatra. Per Corrado le stagioni sono passate con straordinaria benevolenza e nonostante qualche acciacco dovuto alla sua veneranda età ancor oggi guida ancora con sicurezza la sua auto ed è facile incontrarlo, in sella alla sua bicicletta, in giro per Villafranca di cui è ormai uno degli ultimi testimoni della “Vilafranca de ‘na olta” quando “se en dente el te fasea mal la cura l’era che, el dotor el te lo cavaa”.
Alla prossima Rico Bresaola.

