Care amiche, cari amici parlare oggi delle pari opportunità, della parità di genere e del ruolo della donna nella società sembra una cosa scontata e del tutto naturale ma nella “Vilafranca de ‘na olta” non era proprio così. Allora il ruolo della donna era in genere relegato a quello della buona massaia che metteva al mondo diversi figli, li cresceva e badava con energia e rigore alle faccende domestiche lasciando agli uomini il “guadagnarsi il pane” e il disbrigo degli affari. Era la società rurale della quale faceva parte la stragrande maggioranza dei nostri concittadini e tuttavia anche allora figure femminili di straordinaria capacità e carattere sapevano affermarsi sia nel lavoro che nella vita. E tocca proprio ad una di loro con la sua storia a riportarci nella “Vilafranca de ‘na olta”. Cordioli Nella, “la Maurina” classe 1914 è l’ultima dei sei figli di Luigi e Cesira Faccioli, gli altri sono Mari, Lina, Amelia, Vittore e ……. La nostra Nella nasce e cresce in un casa di campagna in località Volpare dove il papà Luigi detto “el Maurin” fa il mediatore. Il soprannome, al femminile, lo eredita dal padre (“maurin nell’accezione dialettale è sinonimo di persona scaltra e pronta a cogliere ogni occasione di guadagno). Nella ha appena finito le elementari quando è chiamata a contribuire, con il suo lavoro, al sostentamento della numerosa famiglia. Trova subito impiego presso la tipografia Massagrande in corso Vittorio Emanuele. E’ ancora poco più che bambina e di fisico minuto ma è energica, instancabile e soprattutto pronta nell’apprendere anche le incombenze più difficili. Dopo il lavoro in tipografia aiuta anche la famiglia dei titolari nel disbrigo delle faccende domestiche conquistandone ben presto la fiducia tanto che spesso le vengono affidati i loro figli. E così dopo quasi dieci anni quando nel 1934 “convola a nozze” con il suo Anselmo e si licenzia i Massagrande fanno di tutto per trattenerla ma la sua nuova famiglia ha bisogno anche della sua opera. I Vantini, infatti la grande famiglia patriarcale di contadini di suo marito, coltiva una vasta campagna alle “Osse” tra via San Giovanni della Paglia e Povegliano ed allora si faceva tutto a braccia e schiena che dovevano essere assai numerose. Il suo matrimonio è ben presto allietato dall’ arrivo della primogenita Giuseppina, a lei seguiranno Gabriella, Daniele, Enrica e Giovanna. Tra pargoli da accudire e lavori nei campi passano gli anni della guerra e della ricostruzione. Agli inizi degli anni ’50 entra prepotente nell’agricoltura la meccanizzazione. Servono meno “braccia” ed è così che molti lasciano i campi per altri lavori. Nel ’54, Nella ed Anselmo “colgono la palla al balzo”, senza alcuna esitazione rilevano corte, casa e “ostaria” della signora Giulia Sandri detta “la Galopina”. E’un mestiere nuovo in cui serve scaltrezza, determinazione, volontà e coraggio tutte qualità che la Nella ne ha “da vendere”. Si occorre anche coraggio, perché non sono poche le sere che deve “mettere alla porta” i soliti noti che nel vino cercano di dimenticare i propri affanni. E’ una fortuna che proprio quasi di fronte all’ostaria allora ci fosse la caserma dei carabinieri. Quando i toni di qualche esagitato salgono oltre il consentito non c’è nemmeno il bisogno di chiamarlo, tosto e veloce arriva il maresciallo Attilio Mazzonelli che in men che non si dica seda menti onnubilate dall’alcol e ripristina la pubblica tranquillità, la sua è un’altra delle prossime storie. All’osteria, per mandar giù tutto quel liquido occorre accompagnarlo con qualcosa di solido, ed oltre al tradizionale pane e formaggio o pane e salame l’altro piatto classico della cucina “sparagnina“ di allora sono le trippe, asciutte o in brodo. Con quest’ultimo piatto inizia l’avventura della Nella nel mondo della ristorazione. In particolare il giorno della fiera anche Contrà Mantoana, dove si concentra l’esposizione di muli e cavalli, è stracolma di gente ed il profumo della trippa è il suo maggior “reclam”. E chi la mangia ben presto torna a cercarla. Nella fa la trippa con straordinaria bravura, il passa parola varca i confini del paese e finanche dalla citta arriva gente per assaggiare la trippa della Maurina. Dalla trippa ai primi e secondi il passo è breve ma certamente grande impulso all’attività porta la data del 1962. Quell’anno Nella si assicura la fornitura del pranzo agli operai della SAIRA che, alla fine di una dura vertenza sindacale, ottengono “un pasto caldo”. Certo la vicinanza facilita il compito, dalla sua cucina alla mensa della SAIRA non ci sono più di una trentina di metri, le due proprietà sono confinanti, ma ben presto si aggiungono altre convenzioni. Per citarne alcune, quella con i dipendenti delle Poste, con quelli dell’Enel ed anche quelli dello IAL (l’Istituto di Avviamento al Lavoro). Coniugare la qualità con il prezzo non era, e non è, cosa facile ma quello che è difficile per gli altri sembra cosa normale per Nella. Sicuramente la qualità richiede ottime materie prime, capacità ma anche dedizione assoluta, ogni giorno quante ore in quella cucina sempre insieme al suo Anselmo, lui è il braccio ma lei è la “mente”. E così non appena oltre alle soddisfazioni morali, l’unanime apprezzamento e la notorietà, arrivano anche quelle materiali non si fa cogliere impreparata. Al passo con i tempi e la società che cambia ristruttura completamente cucina, stabile ed attività. Nel 1964 elimina il campo di bocce che ha sul retro e compra dalla signora Renata Biasi l’adiacente orto. Sul nuovo spazio a disposizione realizza un ampio salone che le consente entrare con successo nel “business”, allora del tutto nuovo, dei pranzi di matrimonio, battesimi, cresime, comunioni, cene sociali e quant’altro. Ad onor del vero occorre ricordare che allora, e poi per diversi anni ancora, per i matrimoni si usava fare pranzo e cena. Innovazione, qualità e prezzo è sempre stato il suo motto ed è così che con dedizione al lavoro e fiducia nel futuro aggiunge al ristorante delle camere d’albergo e chissà cos’altro avrebbe fatto e quanto sarebbe andata avanti se una brutta sera, quella del 31 0ttobre del’85, un pauroso incidete stradale alle porte di Dossobuono, non gli avesse più consentito di continuare nell’attività lavorativa. Nella dopo quattro mesi di coma ad altrettanti di ricovero in ospedale torna a casa con davanti un lungo periodo di riabilitazione. Non potrà stare mai più in cucina ed allora ecco che decide di cedere l’attività al figlio Daniele che nel solco tracciato dalla mamma ne continua l’attività affiancato dal figlio, la quarta generazione dei “Maurini”. L’era la “Villafraca de’na olta” quando un “invito a nozze”, fatto che oggi generalmente non è più accolto con il significato di “cosa estremamente gradita” era allora per molti la possibilità di lasciare a casa, almeno per un giorno, una assidua diuturna compagna, “la fame”
Alla prossima
Rico Bresaola.

