Care amiche e cari amici, per raccontarvi della “Villafranca de na’ olta”, attraverso la storia dei suoi cittadini più o meno noti, non è che io segua un percorso predefinito ma, come una ciliegia tira l’altra, anche ogni argomento “chiama” altre storie e così dopo tre “ciclisti” ecco il terzo artista, Vanni Raule. La sua storia inizia nel ‘43 quando nasce in Aquanegra del Chiese in provincia di Mantova. Vanni, che è forse uno dei pochi concittadini a non avere un soprannome, anche se in realtà almeno per un periodo uno l’ha avuto, è il secondo dei sei figli del pilota di aerei Olindo e di Nella Labella. La sua prima infanzia la trascorre in Bozzolo dove risiede con la famiglia ed è proprio lì che incontra “il canto”. Vanni ha appena sei anni quando partecipa ad un concorso RAI. E’ stato scelto dal maestro Rebizzi per interpretare una sua “musica” sul testo di una poesia del Grillo. Vanni va in finale e vince un lampadario più grande di lui. Non è che una prima parentesi perché proprio in quegli anni suo padre andato in pensione e decide di trasferirsi in Villafranca. Con la famiglia vanno ad abitare in “Contrà Mantoana”, (via Messedaglia) in corte “Mesaroli”, dopo le Canossiane. Il caso vuole che vada ad abitare proprio sotto ad un altro ragazzo Luigi Basso anche lui grande appassionato di musica. Tra i due nasce una solida amicizia ed i ragazzi crescono assieme. Ed accade anche che Vanni a 14 anni aiuti Luigi a costruirsi una chitarra. Insieme poi, per la gioia del vicinato, fanno la loro prima esibizione in corte “Mesaroli”. Il paese è piccolo e la gente mormora cita un noto proverbio ed è così che la cosa si viene a sapere ed i due vengono ascoltati ed ingaggiati dal professore Arnaldo Brunetto ed dal vulcanico curato don Egidio Baietta, altri grandi appassionati di musica. In quell’anno, il 1958, è stata fondata, la compagnia teatrale Aurora e si sta allestendo la prima rivista della compagnia. I testi sono scritti dal professor Brunetto mentre don Egidio “braccio armato del parroco don Eliseo Contri, suona la fisarmonica nell’orchestra. Colgo l’occasione per una “errata corrige” (una correzione). Ho scritto, parlandovi del “Nuto”, che i primi due anni la rivista è stata effettuata al teatro della scuola materna dalle suore, vero, ma non alla “”San Giueppe” in Corso Vittorio Emanuele (che il teatro neanche l’aveva, io l’asilo l’ho fatto lì) ma dalle “Canossiane”. Vanni così entra sin dalla sua costituzione nella Compagnia Aurora come componente dell’omonimo quartetto ma non solo. Sono gli inizi degli anni ’60 e sono per l’intera nazione anni di grande sviluppo e di grandi cambiamenti. La televisione “surclassa” la radio, fa vedere il mondo, e la nuova disponibilità economica consente di imitarlo. E sono i giovani i primi a rompere nella musica schemi consolidati da decenni. Si inizia a suonare nelle cantine ed ecco che anche a Villafranca “nascono” i primi gruppi musicali. I Sicari; I Vagabondi; Le Piastre e gli Angeli Neri per citarne alcuni. Per questi ultimi che ci interessano particolarmente dobbiamo fare un passo indietro. Proprio per opera di Vanni nel ’61 si forma il gruppo di nome “Jerry ed i Jet”. Jerry è il soprannome che è stato dato a Vanni per la sua imitazione di Jerry Lewis e Jet sia per l’assonanza al primo nome che per l’intenzione di andare lontano. Fanno parte del complesso oltre a Vanni, voce solista Lino Orben, batteria; Aldo Ferrarini, chitarra solista; Franco Giacomelli, chitarra; Angelo Maraia, chitarra basso e Franco Caola, tastiere ed organo. Il sodalizio dura un paio di anni intensi e difficili. Per suonare occorrono strumenti musicali ed impianti audio e luci, soldi ne girano pochi e così con grande coraggio e determinazione vengono acquistati a Verona da Zecchini. Saranno pagati a rate con i proventi delle esibizioni almeno così si spera. Nel ’63 il complesso si rifonda e si rinnova, partono Lino Orben, sostituito Ponziano Turrina e Angelo Maraia sostituito da Renzo Baietta, nascono così “Gli Angeli Neri”. Il successo sembra a portata di mano. Memorabile al Superdancing di Sandro Polato “Polpete” la sfida con “ Le Piastre” dove il pubblico decreta la vittoria degli “Angeli Neri” E che dire delle esibizioni di “spalla” ,complesso che si esibisce prima e dopo di qualche celebrità. Ancora nei ricordi quella ai Nomadi sempre al Superdancing e quella ai Rokes al Metropol. In quegli anni in Bussolengo nel cinemateatro Capitol gestito dalla famiglia Vezza si tengono le “Olimpiadi della Canzone. Nel ’66 l’evento è presentato dal grande Mike Bongiorno, Vanni partecipa con gli Angeli Neri che si classificano secondi per un soffio. Ma la soddisfazione di vincere è solo rimandata. L’anno successivo vi partecipa da solo come cantante. La gara è presentata da un’ altro grande della televisione, Corrado e, come lo stesso Vanni mi ha raccontato, <anche se l’interpretazione di “A Chi” non è stata una delle mie migliori è comunque bastata a farmi vincere>. Con gli Angeli Neri seguono altri quattro intensi anni. D’inverno si suona il sabato sera e la domenica pomeriggio e sera e d’estate tutte sere. Dal Napoleon di Roverbella al Girarrosto di Torbole Casalia, che più di una balera è un nait club e così via sino alla stagione estiva del’68 a Iesolo al termine della quale rientrati in Villafranca sin guardano in faccia e dicono basta. Vanni terminati gli studi al Galileo Ferraris, dove si è diplomato perito elettrotecnico trova il suo primo impiego presso la MITA di Tregnago e decide di “metter su” famiglia. Nel ’71 si sposa con Antonietta Zocca che gli darà Andrea ed Elisa. Buon sangue non mente ma procediamo per ordine. Nel ’72 per far “spazio ai giovani Vanni lascia l’Aurora e la rivista ma non il mondo dello spettacolo. Nello stesso anno con Claudio Messini ed Imerio Massagrande è tra i fondatori dei “Gotturni”. La compagnia con musiche del maestro Peretti e testi di Marilena Da Campo e del professor Marchisio porta in giro “Chat Noire” spettacolo musicale che ripercorre la storia dell’avanspettacolo e del cabaret. Ed anche così che anche per Vanni e Claudio Messini arriva la grande occasione per entrare definitivamente nel mondo dello spettacolo. Siamo nel ’74 in Quaderni i Gotturni si esibiscono davanti al grande Nanni Svampa. Arriva così la proposta di trasferirsi a Milano. Occorre però lasciare il lavoro ed allontanarsi dalla famiglia, Claudio va Vanni resta. Smettere di cantare? Neanche per sogno anzi, come si dice, raddoppia. Con l’amico di sempre il “Nuto”, dalla cui strada si è talvolta separato ma per poi immancabilmente riprendere, e Prati di Mozzecane si da all’operetta. Con la regia di Alessandro Di Spazio, per oltre due anni, porta sulle scene di Bolzano e Merano “il paese dei campanelli”. Vi ricordate quando vi ho detto che buon sangue non mente, dei figli, Andrea fa ora parte della compagnia Aurora ed Elisa, anche lei appassionata del “bel canto”, dopo aver studiato da soprano dalla grandissima e compianta Alida Ferrarini ha già debuttato nel ruolo di Ethel nel “Paese dei campanelli”. Per Vanni ancora operetta e poi innumerevoli esibizioni nel trio Vilmoz fino a “doman” quando registrerà con Claudio Messini una canzone “de Santo Vecio” dedicata alle Cantine Begnoni. L’era la “Vilafranca de ‘na olta quando se volevi una chitarra te la dovevi fare e la famiglia valeva di più di pur fondati sogni di gloria.
Alla prossima.
Rico Bresaola

