A dettarle sono i risultati del progetto Sport + 4 All che ha coinvolto il Centro don Calabria
e sei partner europei. Trenta i mesi di sperimentazione, cinque gli strumenti che l’iniziativa
lascia in eredità a medici, terapisti e allenatori. Ma soprattutto agli stessi utenti
Comunicato stampa – Verona, 30 giugno 2017
Gli europei praticano poco sport, le persone disabili ancora meno. A spingere alla sedentarietà sono principalmente quattro variabili: motivazione, ambiente, partecipazione, flessibilità. Su esse bisogna intervenire affinché la pratica sportiva possa diventare accessibile e inclusiva. Emerge dal progetto europeo Sport + 4 All che nel triennio 2015/2017 ha visto il Centro polifunzionale don Calabria fare da capofila per sei centri di riabilitazione europei di Spagna, Portogallo, Estonia, Germania, Lituania, Irlanda del Nord.
Trenta mesi di sperimentazione applicata a varie discipline – dalla pallavolo al calcio, dal nordic walking al podismo, dalla ginnastica posturale alla bicicletta – sono serviti a definire cinque strumenti operativi che potranno essere adottati da terapisti, medici e istruttori all’interno di palestre, strutture sportive e di tempo libero, enti che operano con la disabilità oltre che dagli utenti stessi.
L’eredità del progetto si declina nella pratica, con un manuale che racchiude le regole da adottare per rendere inclusiva la pratica sportiva; una serie di linee guida per rendere accessibili le proposte di centri e associazioni sportive; una raccolta di indicazioni per valutare capacità e bisogni del disabile che si avvicina allo sport; un vademecum di competenze e buone prassi da seguire.
Lo sport è un diritto e richiede partecipazione. E il progetto Sport + 4 All propone un modello innovativo di fare attività sportiva in cui le barriere si superano favorendo la motivazione e la partecipazione; creando un ambiente su misura di persona, anche dal punto di vista di logistica e trasporto; proponendo esperienze diversificate in cui ogni partecipante possa sentirsi protagonista.
A Verona l’iniziativa “Rehafitness” ha offerto agli utenti del Centro, 97 pazienti con gravi disabilità neurologiche, l’opportunità di introdursi allo sport (nordic walking, ginnastica posturale e in acqua, movimento creativo) nel contesto della riabilitazione fisica attraverso un ciclo di quattro mesi di attività di gruppo. Una consulenza mirata ha dimostrato l’evidenza dei benefici del movimento fisico sulla salute, favorendone il proseguimento dopo il periodo di riabilitazione. Essenziale, con la valutazione clinica, si è rivelata l’analisi computerizzata di postura e movimento per quantificare le capacità motorie e dare indicazioni all’allenatore per personalizzare il programma di ogni paziente. Tra i reclutati, tutti hanno concluso l’esperimento con un controllo medico: nessuno ha mostrato peggioramenti nelle capacità motorie; più di qualcuno è migliorato e 51 stanno sperimentando i benefici della partecipazione sociale.
NEL RESTO D’EUROPA
L’istituzione pubblica Valakupiai Rehabilitation Center con sede a Vilnius, fondata nel 2000 dal governo della Lituania, è specializzata nella formazione professionale, nella riabilitazione medica e in servizi di scuola guida per persone con disabilità gravi e moderate. Nell’ambito del progetto Sport + 4 All ha promosso l’iniziativa “Let’s Be Active”: attività fisica con passeggiate all’aria aperta, lezioni e informazioni su società sportive accessibili e accoglienti.
A Porto, in Portogallo, il Centro de Reabilitação Profissional de Gaia opera nel campo della disabilità, soprattutto in relazione ai cambiamenti neuromuscoloscheletrici e delle funzioni sensoriali. L’iniziativa “Adapted Physical Activity” ha fornito un programma di attività fisica adattata (pallavolo), ha favorito la creazione di paternariati tra club sportivi e organizzazioni che possono fornire agli utenti attrezzature di cui hanno bisogno per praticare alcuni sport.
A Ravensburg, in Germania, il Liebenau Berufsbildungswerkg Gmbh offre servizi educativi e di riabilitazione a persone con esigenze particolari, difficoltà di apprendimento, problemi di salute mentale. L’iniziativa “Bbw Included Runners” ha formato un gruppo di corridori tra gli utenti del servizio, rifugiati, personale e partner per sensibilizzare ull’inclusione di soggetti con incapacità intellettuali.
Il centro di riabilitazione professionale Astangu, in Estonia, è gestito dal Ministero degli Affari sociali ed è stato fondato nel 1996. Con l’iniziativa “Astangupower” ha messo a disposizione dei disabili ventinove settimane di attività sportiva con diverse modalità (nordic walking, acqua gym, cardio-training, allenamento con pesi, corsi di danza, corsa, giochi sportivi) abbinate a seminari di nutrizione e lezioni pratiche di cucina per promuovere abitudini alimentari sane.
La fondazione Intras, organizzazione no-profit di Valladolid in Spagna, opera nella ricerca e cura delle malattie mentali. Grazie all’iniziativa “Calcio Inclusivo” è nata una squadra mista di persone con problemi di salute mentale. Per due stagioni consecutive, il team ha preso parte al campionato provinciale di Zamora insieme a veterani del calcio, competendo in un ambiente strutturato e dando la possibilità ai giocatori di mostrare le proprie capacità e di sentirsi parte attiva della comunità.
Tra le maggiori organizzazioni di volontariato in Irlanda del Nord, la Cedar Foundation mira all’inclusione delle persone con disabilità, autismo, lesioni cerebrali. Dal coinvolgimento nel progetto Sport + 4 All è nato il club ciclistico accessibile “On Yer Bike” composto da 140 disabili che si sono resi protagonisti di un’attività di ciclismo, su base regolare, in diverse sedi di Belfast tra parchi, campi sportivi e centri ricreativi.
DISABILITÀ E SPORT, IN NUMERI
Le persone con disabilità presentano limiti di udito, visione, mobilità o cognizione, disturbi emozionali o comportamentali. Senza supporti appropriati, tali limitazioni influenzano negativamente i benefici che il movimento può avere sull’organismo. Secondo l’Active People Survey (giugno 2014): il 72,1% dei disabili non partecipa a nessuno sport o attività fisica; il 17,8% pratica sport per 30 minuti una volta alla settimana; gli uomini disabili hanno maggiori probabilità di partecipazione rispetto alle donne. Partecipazione che è notevolmente inferiore in tutte le fasce di età, in particolare nell’età compresa tra i 20 e 25 anni. In disabili sensoriali hanno il livello più basso di adesione: appena il 12% per chi è affetto da disabilità visiva.
È l’evidenza scientifica a sottolineare la correlazione tra inattività fisica e aumento del rischio di insorgenza di malattie croniche quali cardiopatia coronarica, ictus ischemico, diabete di tipo 2, cancro a seno e colon-retto. Gli effetti negativi della sedentarietà sulla salute hanno inoltre conseguenze economiche, il cui costo annuo è stimato in miliardi di euro.
Non sono confortanti nemmeno le percentuali dell’ultimo sondaggio dell’Eurobarometro sullo Sport: rilevano che solo il 41% dei cittadini europei pratica attività fisico-motoria almeno una volta alla settimana; il 59% degli intervistati afferma di non praticarla mai o raramente. In sintesi: gli europei hanno scarsa attitudine allo sport, le persone con disabilità ancor meno poiché nella richiesta e nella proposta esistono limiti che ostacolano la motivazione. Il progetto Sport + 4 All si è concentrato sul dare risposte e proporre soluzioni, affinché la pratica sportiva diventi accessibile e inclusiva.

