Ne hanno già parlato giornali e rubriche culturali dei tg: il 25 marzo sarà Dantedì, il giorno dedicato al Padre della nostra lingua italiana. Fu, infatti, secondo la tradizione, proprio il 25 marzo 1300 la data in cui il Sommo Poeta si ritrovò nella famosa “selva oscura”. E, così, dopo il lunedì, il martedì, il mercoledì, ecc. ci sarà anche il Dantedì! Saputa la notizia, indovinate chi si è fatto vivo per commentarla?
Matteo Peretti: Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza… mai versi sembrano tanto profetici se pensiamo all’iniziativa del Ministro Franceschini per onorare l’Alighieri, vero, Simone?
Simone Vesentini: Finalmente una proposta che onora la nostra cultura, Matteo, dopo gli scempi degli ultimi anni… che non voglio nemmeno elencare, altrimenti facciamo notte! Il Ministro dei Beni Culturali si è meritato la mia stima letteraria, almeno per il prossimo decennio. Che splendida iniziativa… una giornata dedicata al Sommo Poeta; questo è un chiaro segnale di un cambio di rotta. Se l’Italia non punta sulla sua storia, sulle eccellenze culturali del passato e sulle bellezze artistiche, ha poco da stare allegra!
M: Noto una certa passione per il Maestro nelle tue parole. Ma qual è la tua opera preferita?
S: Posso citarne una soltanto? Ogni scritto del Divin Poeta è una pietra miliare della nostra letteratura. Definirle semplicemente “opere” è riduttivo, quasi limitativo, da parte tua. Se, però, mi metti di fronte a una scelta, scelgo l’Inferno!
M: E il tuo “canto” preferito? …ammesso che si dica… canto…
S: Si dice proprio canto, questa volta sei stato bravo. Il mio preferito è il ventunesimo; lo definirei un canto indiavolato e dinamico. Mi piace soprattutto il diavoletto Barbariccia e, a pensarci bene, mi sta veramente simpatico! Non posso fare a meno di citare il verso 139: Ed elli avea del cul fatto trombetta… un’opera d’arte. Lo adoro questo trombettista di un satanasso!
M: Simone!
S: Matteo, trattasi di una citazione dantesca, che non può essere censurata, mica stiamo parlando di riviste per soli adulti, o ancora peggio del famigerato scrittore contemporaneo…
M: Stop! Proseguiamo! Il tuo secondo verso preferito, e perché?
S: Mi ha sempre lasciato senza fiato la prima terzina del trentatreesimo canto. Si parla del conte Ugolino della Gherardesca, relegato nel fondo dell’Inferno, e della sua macabra storia. Solo un grande poeta può esprimere, in poche parole, una tragicità così fredda e palpabile. Se mi permetti di alzarmi in piedi e di schiarirmi la voce, vorrei declamare questi versi in santa pace: La bocca sollevò dal fiero pasto quel peccator, forbendola a’ capelli del capo ch’elli avea di retro guasto.
M: Già, per quell’anima: Poscia, più che il dolor, poté il digiuno. L’Inferno, dunque. Ma sono stati il percorso ultraterreno tra i dannati di Dante, cominciato, secondo i più, proprio il 25 marzo 1300, e i suoi tristi protagonisti a guidarti e ispirarti nella definizione dei personaggi dei tuoi romanzi (https://staging.ilgiornaledeiveronesi.it/un-veronese-a-torino-simone-vesentini-al-salone-internazionale-del-libro-2018/)?
S: Vedo che li conosci bene i protagonisti dei miei libri, evidentemente hanno lasciato un segno indelebile nella tua mente. Ti confermo di avere una vera e propria predilezione per i personaggi problematici. Tutti i miei protagonisti sono degli antieroi, e non ho alcun dubbio che si troverebbero a proprio agio nella maggior parte dei gironi e delle bolge dantesche.
M: Lo confermo, Simone. Ti ringrazio, in conclusione, per non aver reso questo dialogo…un “inferno” fatto di tuoi continui auto-spot!
S: Se ritieni che mi sia comportato bene, posso candidarmi per una futura intervista, nel 2021, in occasione dei settecento anni dalla morte del Sommo Poeta? Anzi, dato che sono stato così bravo, ti propongo di creare una rubrica fissa sulle principali ricorrenze letterarie. Già abbiamo parlato di libri (https://staging.ilgiornaledeiveronesi.it/e-book-o-romanzo-di-carta-la-sentenza-di-vesentini/) e di Leopardi (https://staging.ilgiornaledeiveronesi.it/leopardi-e-le-sue-rime-irrequiete-i-duecento-anni-de-linfinito/). Credo che potremmo fare ancora molto insieme per esaltare la nostra cultura; la rubrica la potremmo chiamare “Il Vesedì”, che ne dici? Sarebbe veramente un sogno avere una mia giornata letteraria personale!
M: Oppure, potremmo chiamare la rubrica: “L’angolo della modestia”. Comunque, vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare… questa decisione non spetta a me, ma all’editore, e al parere dei nostri tre o quattro lettori!
di Matteo Peretti

