Caro direttore dopo ogni femminicidio mi pongo sempre le stesse domande: Nessuno aveva sentore di ciò che stava per accadere? Si poteva evitare? E oggi sento questa notizia che mi permetto di riassumerle. Per dieci anni ha costretto una donna a vivere segregata in una baracca fatiscente, dove veniva regolarmente violentata e abusata. L’ha resa in tutto e per tutto una schiava. Per questo motivo un 50enne di Lamezia Terme è stato arrestato oggi per maltrattamenti in famiglia, riduzione in schiavitù e violenza sessuale pluriaggravata. Accuse che forse solo in parte danno l’idea dell’inferno in cui viveva la ventinovenne, liberata dai carabinieri di Lamezia Terme, dopo dieci anni di prigionia. Arrivata dalla Romania alla ricerca di un lavoro e di un futuro, la ragazza faceva da badante all’ex compagna del 50enne diventato il suo aguzzino. Quando la donna è morta, per lei è iniziato l’incubo.
Ad appena 19 anni si è ritrovata sola, in un paese di cui parlava a stento la lingua. Per questo si è fidata di quell’uomo che le prometteva casa e cure. Ma era solo un inganno. Dal 2007 ad oggi, l’uomo l’ha segregata. Imprigionata prima in diversi appartamenti, la ragazza è stata infine reclusa in una baracca fatiscente nell’aperta campagna nei pressi di Gizzeria. Per impedirle di fuggire, l’uomo chiudeva regolarmente la porta con una grossa catena, costringendo la ragazza a vivere in un ambiente angusto, insalubre, infestato da topi e insetti. Nella baracca non c’era né acqua, né luce, i servizi igienici erano stati ricavati da secchi della spazzatura e i letti erano solo dei giacigli in cartone.
Così la ventinovenne ha vissuto per anni. E non da sola. Con lei c’erano anche i due figli, una bambina di 3 e un bambino di 9 anni, nati dalle violenze subite e senza alcuna assistenza. Neanche durante le due gravidanze la ragazza ha mai avuto il permesso di vedere un dottore. Allo stesso modo, nessun medico ha mai curato le ferite e le lesioni provocate dalle quotidiane violenze del 50enne, che dopo suturava quelle più gravi con una lenza da pesca.
L’uomo è stato fermato in macchina insieme al figlioletto, durante un normale controllo su strada, il bimbo è subito sembrato strano ai carabinieri di pattuglia. Troppo sporco, troppo malvestito. I militari hanno preteso di vedere dove vivesse e di parlare con la madre. Accompagnati dall’uomo alla baracca, hanno subito capito che c’era qualcosa di strano. Totalmente succube dell’uomo, la donna gli si rivolgeva come una schiava al suo padrone. Dopo anni di prigionia, non sembrava quasi far caso alle condizioni di profondo degrado in cui era costretta a vivere; anche per questo le indagini sono state rapidissime. Nel giro di poco, la donna e i due figli sono stati collocati in località protetta, mentre per l’uomo, già pregiudicato per reati sessuali, questa mattina sono scattate le manette. Fermato per ordine della procura di Lamezia, il 50enne attende in carcere la decisione del gip, mentre la donna sta raccontando in dettaglio ai magistrati il suo decennale inferno.
Sapevano i servizi sociali del Comune di questa situazione? Sapevano i vicini e i conoscenti di questa situazione? Sapeva la scuola di questa situazione? Se sì, cosa hanno fatto? Come mai l’arresto è scaturito da un normale controllo a carico dell’auto in condizioni fatiscenti sulla quale viaggiava con il figlio di 9 anni?Meno male che gli inquirente si sono insospettiti. E se i militi non si fossero insospettiti?Vorrei ringraziare quei carabinieri, signor direttore. Vorrei attraverso il suo giornale lodarli perché hanno salvato tre persone e assicurato alle patrie galere un Orco. Ora nutro la speranza che non ci siano patteggiamenti per lui e che le istituzioni calabresi riescano a curare fisicamente ma soprattutto psicologicamente le tre vittime. Sarà un lavoro lungo ma in tutto il marciume che hanno subito fino ad oggi, spero che i due carabinieri brillino come fari di giustizia, facendole capire che nel mondo c’è ancora del bene.
In questi giorni si è parlato delle spose bambine a causa di una falsa notizia circolata fra tutti i media nazionali. Ebbene se in questo caso non era vero, ci sono comunque troppe spose bambine nel mondo. Si pensa 2000 anche qui. Anche tra le famiglie “integrate”. Per aiutare le ragazzine destinate al matrimonio come ad esempio la quindicenne di Torino è importante promuovere sistematicamente il tema del matrimonio forzato nelle scuole, nei centri sociali e in quelli anti-violenza, per far sì che le minori conoscano i loro diritti e sappiano come e a chi chiedere aiuto. Si potrebbe costruire un progetto serio su questo argomento. La ringrazio dell’accoglienza.
Raffaella Villa
25 Novembre 2017

