Ha compiuto 200 “primavere” la lirica di Giacomo Leopardi “L’infinito”. Città, scuole, giornali e siti internet hanno, giustamente, onorato lo scrittore e poeta di Recanati per tutto il 2019. Ora che l’anno volge al temine, ha voluto dire la “sua” anche la nostra “cavia letteraria” veronese, l’esuberante Simone Vesentini (https://staging.ilgiornaledeiveronesi.it/e-book-o-romanzo-di-carta-la-sentenza-di-vesentini/ e https://staging.ilgiornaledeiveronesi.it/un-veronese-a-torino-simone-vesentini-al-salone-internazionale-del-libro-2018/), fresco autore del romanzo “Disegnò l’infinito” e del libro di poesie “Rime irrequiete (49 scarabocchi)”. Non vi preoccupate… il diabolico Simone ha promesso di rimanere sul tema!
Matteo Peretti: Simone, anche tu, come tutti i diversamente giovani, hai studiato a scuola il capolavoro di Leopardi, “L’infinito”.
Simone Vesentini: Sempre caro mi fu quest’ermo Matteo… come puoi notare ho esordito con il verso iniziale de “L’infinito”, con una leggera modifica, per ringraziarti del “diversamente” giovane e del tempo cha mi concedi per dire la mia! Comunque, ti confermo che anche io ho studiato il Leopardi in giovinezza… che non è poi così lontana!
M: Hai ragione! Siamo tutti “giovani” nell’anima! Però non puoi non darci un giudizio dei tuoi, sicuramente non scontato, su questo poema!
S: Leopardi è un poeta vero e mi auguro che continuerà a essere studiato nelle scuole… a questo proposito, avrei notevoli rimostranze da fare sulle scelte operate dagli ultimi Ministri della Pubblica Istruzione in merito ai programmi d’insegnamento che prevedono…
M: Ecco il Simone “non scontato”! Ti fermo subito prima che sia troppo tardi! Invece, un tuo parere di Leopardi come autore?
S: È stratosferico… nella sua immensità si è letteralmente annegato il pensier mio! Ora, che sono diventato “diversamente” giovane, la lettura dei suoi versi è per me un piacere e non percepisco più quel senso d’oppressione derivato dall’imposizione scolastica. Scelgo quindi volontariamente di naufragar dolcemente in questo mar poetico. È incredibile come l’amico Giacomo riesca a dare un’anima alle sue parole. È in grado di plasmare i suoi versi e di assegnare loro una forma concreta; caratteristica, questa, difficile da trovare nella maggior parte dei poeti che sono passati a miglior vita e praticamente assente nei poeti contemporanei!
M: E qual è il tuo componimento prediletto del maestro maceratese?
S: Adoro la lirica “A Silvia”, dove si parla di ricordi, della bellezza della giovinezza, di dolore, d’infelicità e dell’incertezza del futuro… argomento assai attuale anche per i giovani d’oggi! Mi piace immaginare la scena della povera e sfortunata Silvia che canta, anche se è impegnata in lavori tipici delle donne del suo tempo, mentre il conte Leopardi studia e la guarda…non male! Chissà poi perché si è sempre lamentato tanto nei suoi versi, vallo a capire il buon Giacomo! A proposito, saluto mia moglie, che sia chiama a sua volta Silvia. Magari, quando leggerà il tuo articolo e vedrà che è stata citata, mi farà la pizza nel weekend e forse anche lei canterà durante le operazioni d’impasto!
M: Stop Simone! Tra moglie e marito…meglio non mettere il dito! Piuttosto, il tuo verso preferito della lirica bi-centenaria, e perché?
S: Aspetta che mi concentro per un istante… ho solo bisogno di sovrumani silenzi e profondissima quiete! Il mio verso preferito è sicuramente: E questa siepe, che da tanta parte dell’ultimo orizzonte il guardo esclude… mi fa riflettere sul fatto che molte volte siamo limitati nelle nostre visioni e nei nostri sogni. È un invito a superare quella siepe, che può rappresentare un qualsiasi ostacolo, che ci preclude lo sguardo e limita i nostri sogni. Il caro Giacomo sembra quasi voglia spronarci ad andare oltre, magari anche solo con l’immaginazione.
M: Siamo quasi in conclusione, ma qualche cenno personale devi permettermelo. In primis, come questa lirica ha influenzato la tua vita di autore?
S: Ora che mi ci fai riflettere, questa lirica deve veramente avermi influenzato tanto, dato che la ritrovo addirittura citata nel titolo di un mio romanzo!
M: E l’infinito… cos’è per te?
S: Bisogna acquistare la mia ultima fatica letteraria per scoprirlo… non credi?
M: Grande Simone! Sei stato bravissimo! Vuoi salutare i lettori con un richiamo (…non troppo pubblicitario…) alle tue ultime creature?
S: Lo sai che sono contrario all’autopromozione, comunque, dato che me lo chiedi con tanta insistenza, oltre alle ultime mie due opere, che sono: “Rime irrequiete (49 scarabocchi)” e “Disegnò l’infinito”, mi limiterò a citare solamente i miei primi tre romanzi che sono: “Una disonesta fortuna sfacciata”, “L’uomo dei cruciverba” e “Stramaledetta lei!”.
M: Perfetto Simone! E grazie per aver dipanato, in modo non sfacciato, e non stramaledettamente irrequieto, il fortunato cruciverba del disegno de “L’Infinito”!
S: Grazie Matteo! Vedo che stai imparando!
M: In chiusura mi si permetta un personale saluto al cantore della veronesità Roberto Puliero che lo scorso 19 novembre ha raggiunto il suo “Infinito”. Il suo “RETEEEEE! ALE’ ALE’ ALE’, BUM BUM BUM, VIVA VIVA!” ha allietato migliaia di tifosi gialloblù, raccontando lo scudetto dell’Hellas Verona, ma anche i tristi anni di C. Don Bortolon (parroco di Cavaion), Gennaro Caputon (veronese teron), Gustavo La Pearà (tifoso della Bra) e molti altri personaggi piangono il loro papà. Buon viaggio Roberto!
di Matteo Peretti

