Ho pensato per diversi giorni a un modo, non banale, con cui onorare, a distanza di cinquant’anni, gli eroi dell’Apollo 11. Le nostre reti televisive nazionali hanno modifica palinsesti e i nostri giornali hanno dedicato speciali all’evento. L’esclamazione “Ha toccato” di Tito Stagno e le cronache di Ruggero Orlando sono ancora oggi pezzi di storia della comunicazione. Avevo scritto anche diverse bozze che ripercorrevano, come in una sintesi di una gara ciclistica, i fatti di quei giorni. Poi, però, mi sono chiesto: cosa aggiunge questo allo sbarco sulla Luna? Assolutamente nulla. Chiunque può, comodamente da casa, digitare su qualsiasi motore di ricerca “allunaggio”, “20 luglio 1969”, “Moon Day” e ottenere tutte le informazioni del caso. Allora ho deciso di rendere più personale il tutto. Non potendo auto-intervistarmi, ho chiesto a una delle mie vittime preferite (l’onnipresente Vesentini) di parlarmi del nostro satellite! L’istrionico, e non banale, Simone (https://staging.ilgiornaledeiveronesi.it/e-book-o-romanzo-di-carta-la-sentenza-di-vesentini/ e https://staging.ilgiornaledeiveronesi.it/un-veronese-a-torino-simone-vesentini-al-salone-internazionale-del-libro-2018/), fresco autore del romanzo “Disegno l’infinito” (Sillabe di Sale Editore), ci ha pensato meno di un secondo per accettare… vanità delle vanità…
Matteo Peretti: L’uomo da sempre vuole superare i propri limiti. La corsa allo spazio e lo sbarco sulla Luna ne sono un esempio. Da dove viene, secondo te, Simone, questa voglia di raggiungere le stelle?
Simone Vesentini: Ci aveva già pensato il Piccolo Principe, a raggiungere le stelle, o sbaglio? Ma veniamo alla tua domanda insidiosa; secondo me l’uomo è in genere insoddisfatto e vuole raggiungere ciò che non ha o che sembra irraggiungibile. E cosa c’era di più irraggiungibile, fino a qualche anno fa, dei corpi celesti? Come non citarti, quindi, il buon vecchio Jules Verne e uno dei suoi capolavori “Dalla terra alla Luna”?
M: Sei partito subito forte, Simone, e con citazioni letterarie, come tuo solito. Allora ti chiedo: quale libro avrebbe meritato di seguire gli astronauti sull’Apollo 11 e di restare immortalato con loro?
S: Matteo, e me lo chiedi? Non ho dubbi a riguardo, direi che un libro di Emilio Salgari sarebbe stato perfetto per quel viaggio… ne ha scritti così tanti che è difficile darti un titolo, così su due piedi!
M: Scelta perfetta. È anche un nostro concittadino! E, conoscendoti, avresti fatto compiere il primo passo a Sandokan in persona! Ma cosa rappresenta per te quel 20 luglio 1969?
S: Sicuramente una data storica; ma, poi, siamo del tutto certi che qualcuno ci sia realmente andato là sopra? Forse quel “piccolo passo di un uomo” era così piccolo che non è mai stato effettuato.
M: Queste sono dietrologie difficilmente dimostrabili. Dobbiamo attenerci alle versioni ufficiali con l’uomo sulla Luna il 20 luglio 1969!
S: Ok, comunque la sfida con i russi era stata vinta e forse era proprio quello che interessava realmente gli americani. Avevano trionfato nella guerra iniziata con Kennedy e conclusa, ironia della sorte, dal suo acerrimo nemico Nixon. Quindi, una piccola bugia poteva anche starci, visto il clima teso di quel periodo. E Neil Armstrong che palcoscenico ha avuto! In mondo visione… anzi, in Luna visione!
M: Su, Simone, non puoi ridurre tutto a una strategia politica! Non puoi negare che guardare la Luna ha il suo fascino e il suo mistero! Anche per un uomo tutto d’un pezzo come te non può che essere così!
S: Ammetto che la Luna esercita un fascino particolare, soprattutto se è piena e a guardarla è un licantropo. Comunque non nego che osservarla di notte, nel silenzio e in luoghi particolari, favorisce la riflessione e l’immaginazione… anche per uno scrittore, tutto d’un pezzo, come me!
M: Da bambino sognavi anche tu di diventare astronauta e, magari, essere il primo uomo su Marte?
S: Chissà, forse sarò proprio io il primo uomo su Marte! Il nuovo Neil Armstrong, o era Louis? Scusami Matteo, ma non c’era anche un ciclista che si chiamava così?
M: Certo, confermo! Lance, vincitore di sette Tour, poi tutti revocati.
S: Ecco, le tue stelle hanno creato proprio una bella confusione nel mio universo mentale…
M: Parliamo seriamente, se un giorno ve ne fosse la possibilità?
S: Di andare su Marte? Non lo vedo poi così irrealizzabile… e, poi, quando andrò sul pianeta rosso, scriverò un diario di viaggio che venderà milioni di copie e ti permetterò di intervistarmi in anteprima. Mi auguro che in quel caso mi permetterai di citare i miei romanzi!
M: Ecco il vero Simone Vesentini che emerge! La persona pronta a tutto pur di sgomitare nei media! Devo ammettere, però, che sei stato bravo oggi, quasi irriconoscibile!
S: L’argomento non si prestava ai miei soliti giochetti.
M: Allora lo cito io, per questa volta, il tuo romanzo numero quattro! Questo “Disegnò l’infinito” può rappresentare il tuo Moon Day? E il titolo può essere interpretato anche come un doveroso omaggio all’impresa di cinquant’anni fa dei nostri eroi, che, veramente, raggiunsero una vetta impensabile?
S: È il quarto Moon Day per me! Questa pubblicazione è reale, come lo sono state le precedenti tre; mentre lo sbarco sulla Luna forse non è mai avvenuto. E magari la vetta da te citata non è ancora stata raggiunta!
M: Ancora questa polemica, ora ci attacchi la storia di Michael Jackson vivo, Paul McCartney morto nel 1966, i rapimenti alieni…
S: Tranquillo, non voglio andare fuori tema. Mi dovrai ospitare almeno altre tre volte per trattare di questi argomenti. A me piace credere, però, che, durante quel 20 luglio del 1969, Neil, Louis, o Lance, quel passo l’abbia realmente fatto e che quell’impronta sia ancora lì. Ma ora bisogna andare su Marte e il mio sogno sarebbe che un mio romanzo, lascio la scelta letteraria agli astronauti, fosse all’interno di quell’astronave. Magari, una volta sbarcati sul pianeta rosso, uno di loro potrebbe anche dire una frase del tipo: “Un piccolo passo per l’uomo, ma un grande romanzo per l’umanità!
M: Sei incorreggibile!
di Matteo Peretti
