Mi sono imbattuto in Valentino Giacomin e nel “Progetto Alice” per caso e su indicazione di un’amica che, resistendo all’inevitabile noia che generano i miei scritti, è solita leggermi su questo sito. Preso dalla curiosità, mi sono messo a cercare informazioni sul personaggio e sono subito rimasto colpito dall’attività che “Alice Project” svolge, e, lo ammetto, anche dalla mole di foto che ritraggono Valentino in compagnia, ora del Dalai Lama, ora di qualche autorità indiana o italiana, ora di qualche divo di Hollywood. Premesso tutto questo, non potevo farmi sfuggire un’intervista a questo professore trevigiano!
Il Progetto Alice è, invece, una associazione non governativa riconosciuta dal governo indiano, nata con lo scopo di offrire un’educazione di qualità a tutti, con particolare attenzione a quella parte della società di quella regione asiatica che non può permettersi un’istruzione. Attualmente le scuole aperte in India sono tre. Il metodo utilizzato è stato oggetto di studio in Italia negli anni ottanta, ed è stato esportato in un diverso contesto al fine di poter confermare “sul campo” le esperienze accumulate nella nostra scuola pubblica. La proposta mira a realizzare una educazione integrata e alternativa nella scuola primaria, secondaria e superiore. L’indagine scientifica si basa sulla ricerca dell’unità, oltre le divisioni create dalle nazionalità, tradizioni e religioni, per una pacifica convivenza in società multiculturali e pluraliste. L’obiettivo non si ferma all’aspetto sociale, ma coinvolge anche la persona nella relazione con se stessa(autoconoscenza, consapevolezza). Le discipline oggetto di studio sono, oltre alle materie imposte dal governo indiano (matematica, scienza, storia, …), le antiche discipline indiane (yoga, meditazione, …) e altre materie quali il massaggio, l’arte, il lavoro sociale e la filosofia. I risultati ottenuti nelle scuole sono confortanti, così come i riconoscimenti locali e internazionali.
Per aiutare l’associazione, e per ogni altra informazione e curiosità, è attivo il sito internet www.aliceproject.org.
Matteo Peretti: Bentrovato professore! Tolga subito la curiosità ai lettori: che cos’è questo Progetto Alice e chi è questa “Alice”?
Valentino Giacomin: Buongiorno a lei, Matteo. Alice è una bambina che lascia il mondo reale per entrare in quello mentale, del subconscio. Compie un viaggio: da fuori a dentro di sé e poi ritorna alla realtà. Ecco, questo è il viaggio che anche noi proponiamo ai nostri studenti. Questo è il senso di Alice Project.
M: Cioè? È un metodo educativo che mira a “conoscere se stessi”? Una sorta di filosofia di vita?
V: Una necessità. Se lasciamo i nostri studenti “fuori”, rischiano, appunto, di rimanere “fuori”, “space out”, insomma, “fuori di testa”, o, meglio, “fuori di cuore”! Comunemente si crede che là fuori esista la “realtà'”, ma è vero? Noi di Alice dimostriamo che quella percepita “fuori” non è la realtà, ma una un’illusione.
M: “La realtà è là fuori!” Diceva Fox Mulder in un noto telefilm…o era “la verità”? Mah…
V: Io mi riferivo alla realtà, però.
M: Lo so, ho tentato di fare una battuta, una freddura…
V: Effettivamente mi ha gelato…
M: Forse è meglio tornare, allora, al concetto di realtà. In che modo Alice dimostra ai propri studenti che la realtà “fuori” è un’illusione?
V: Illusione. E’ semplice: se ciò che percepisco è una un’immagine che si forma nel mio cervello, quella è la mia realtà, ma noi non riusciamo ad avere questa consapevolezza. A causa di un “trucco” del cervello, l’immagine viene proiettata all’esterno e noi crediamo di vedere un fenomeno materiale, quando è soltanto una proiezione mentale. Ecco, quel fenomeno percepito là fuori è un’illusione. Maya, dicono i saggi orientali. A questo punto chiediamo allo studente: quale oggetto percepisci, quello del tuo cervello, o quello là fuori? Pochissimi rispondono “là fuori”. Quasi tutti puntano il dito sulla testa: “Qui è l’oggetto!”.
M: Lei però, se non sbaglio, è stato professore qui in Italia. Perché questi concetti non hanno mai fatto strada nella scuola tradizionale? Ha qualche critica da muovere? …e sia buono, sono anch’io unrisultato (non eccezionale) dell’istruzione italiana…
V: Ho insegnato soprattutto alle elementari. In India, invece, ho interagito con gli studenti di ogni livello. Perché questo non vale per la scuola tradizionale? Perché gli insegnanti non informano gli studenti che le conoscenze che passano loro sono soltanto convenzionali e non reali. Nessun insegnante spiega, ad esempio, che la divisione di un albero in tre parti (radici, fusto, foglie) è un concetto che non trova alcun riscontro là fuori. C’è qualcuno che ha visto un albero diviso in tre parti? La scuola tradizionale, secondo noi, crea una conoscenza utile per gli affari, la routine, ma aliena gli studenti dalla conoscenza di se stessi. Il rischio è creare persone “fuori”, lontane dalla Verità. Persone che divinizzano il proprio ego (altra illusione), la mente razionale, ignorando le coscienze superiori: la mente intuitiva, creativa, spirituale, non duale. E questa metodologia di insegnamento, secondo noi, causa disagi ai nostri studenti, che così vivono di illusioni. Le illusioni non possono portare felicità, sicurezza, pace mentale, generano confusione.
M: Ammetto che è stato buono e moderato nelle critiche. Non le nascondo, però, che la confusione sta avendo la meglio anche sulla mia debole mente…
V: Immagino. Ricordo un amico che dopo una conversazione su questi toni, rimase tre giorni a letto! Un’altra amica, dopo la nostra conversazione, confidò le sue perplessità e forte ansietà al suo terapista che tagliò corto dicendo: “Scelga tra me e Valentino!”. Fortunatamente, ha scelto lo psicologo! Certo, sono casi limite, però non sarà facile per lei far passare questa intervista come qualcosa che viene da una mente non …psicotica. Sono in buona compagnia, comunque. “La realtà è una semplice illusione, sebbene molto persistente”, diceva Albert Einstein.
M: Vediamo. Mal che vada, il titolo dell’intervista sarà: “Alice e il (cappellaio) matto Valentino”. E l’India? Come è nata la sua decisione di abbandonare l’Italia?
V: Non avevo alcuna intenzione di allontanarmi dall’Italia dove, dopo aver lasciato la scuola, mi ero dedicato al giornalismo a tempo pieno. Fu un incontro con il Dalai Lama che mi cambiò la vita. Gli chiesi un consiglio su che cosa sarebbe stato meglio per me: giornalismo o che altro? Il Dalai Lama mi rispose dopo tre giorni: “Giornalismo? Un poco negativo! Educazione: eccellente, eccellente, eccellente! Venga in India a lavorare!” Ecco. Rimasi in India ventiquattro anni!
M: Giusto un attimo!
V: Un attimo per scrivere una trentina di libri (storie, filosofia, didattica…) e fondare tre scuole con più di mille studenti. Le scuole erano quattro, ma una è stata demolita dall’Amministrazione perché “illegale”.
M: Illegale?
V: “Illegale”. In tre giorni l’hanno demolita, senza preavviso, senza possibilità di difenderci, ma è acqua passata. Diciamo un incidente di percorso finito bene. Avrebbero potuto impacchettarmi e rispedirmi in Veneto! Però posso dire, a parte l’incidente della demolizione, che sono stato lasciato libero di portare avanti la mia ricerca. Per la verità, la ricerca era fondata sulla saggezza della tradizione indiana (Veda, Vedanta, Neo vedanta…)
M: L’India è stata un terreno fertile per Alice, quindi?
V: Terreno fertile? Sì, ma è ormai inquinato dalla nostra cultura occidentale. Non si salva nessun paese. E abbiamo anche qui gli stessi effetti, le stesse patologie occidentali: suicidi, depressione, competizione, distruzione dell’ambiente, perdita dei valori…
M: Quindi anche delusioni…
V: Infatti, è molto penoso per me. Quando penso alla destabilizzazione di molti paesi, al massacro ingiustificato in Siria. L’anima dell’uomo è morta. E quest’anima rischia molto anche in India, se non torniamo alle sue radici di saggezza. Comunque, torniamo a noi, domande conclusive?
M: Agli ordini! Altri progetti e …cosa vorrà fare da grande?
V: Un progetto, l’ultimo, credo: una ricerca sulle origini e cause del bullismo che è la nuova peste nel mondo (soprattutto nelle scuole). Per questo studio ho scelto di scendere nell’oscurità della mente istintiva e incontrare l’Ombra: sessualità normale e “perversa”, sadismo, violenza, pornografia, il livello più “basso” della coscienza. Temi che non si vuole affrontare perché rovinano la nostra immagine di persone “buone, pulite, morali”. Se non abbiamo il coraggio di affrontare la nostra parte oscura e portarla alla luce, non risolveremo mai i nostri problemi e, nel caso specifico, il dramma del bullismo. E’ una un’espressione della libido in una forma patologica, ma il bullo non lo sa, perché non si conosce. Ecco che torniamo ancora al problema della conoscenza vera, a partire da se stessi. E la scuola continua a proporre materie che non interessano nemmeno gli stessi docenti, figurarsi gli studenti! Da grande, infine, voglio dire “bye bye” a tutto e dedicarmi alla pratica spirituale per iniziare un altro viaggio…
M: Grazie professore, direi che,ora, il mio mal di testa ha raggiunto un buon livello.
V: Adesso può scrivere un libretto: “La follia di Alice”.
Matteo Peretti
Foto da www.aliceproject.org

