Chi ha il “vizietto” di sparare (a salve)?
E perché il simbolo nazista affisso sulla porta d’un edificio “mimetizzato”?
Per carità, farlo non è un reato. Semmai l’uso improprio in luogo pubblico potrebbe configurare disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone (art. 659 del codice penale).
Sparare colpi con una pistola a salve (che non è un’arma a tutti gli effetti e, quindi, non necessita della specifica autorizzazione, appunto il porto d’armi) in luogo privato o pubblico, quindi, non costituisce illecito per fini consentiti (far desistere un malintenzionato od un animale aggressivo, ad esempio, utilizzando munizioni senza ogiva e che fanno solo un gran botto provocato dallo scoppio della polvere da sparo).
Ovviamente, minacciare qualcuno con una “scacciacani” priva dell’obbligatorio tappo rosso inamovibile (facendola così passare per arma autentica) e/o manomessa (per l’uso di pallottole vere) è ben altra questione del tutto illegale.
Insospettiscono, però, certi luoghi dove, a San Massimo all’Adige, sono stati individuati bossoli di cartucce a salve che si contraddistinguono per la loro chiusura tramite una capsula di plastica verde molto resistente, tagliata a croce per facilitare l’apertura dopo la combustione della polvere.
Un paio di questi (calibro 8) erano stati “scoperti” ancora il 25 settembre 2017 e consegnati (con debita segnalazione su preoccupanti situazioni rilevate) al Comando Centrale della Polizia municipale di Verona.



Era stato riferito il rinvenimento (nei pressi dell’asta alzata prima del cancello d’ingresso al Forte Lugagnano, l’ex Werk Kronprinz Rudolf austriaco, sorto tra il 1860 ed il 1861) di due bossoli di cartucce a salve esplose e d’aver udito uno sparo, alle ore 17:00 circa, presumibilmente in uno degli edifici posti all’interno della struttura, a sinistra, poco lontano dalla rete di recinzione, dove stazionava un’auto, uscita una decina di minuti dopo con a bordo un paio di persone.


Le circostanze comunicate non ebbero risposte da parte del destinatario istituzionale.
Lo scorso venerdì 13 (data da scongiuri!) maggio, Eugenio Conato, mentre aspettava un amico davanti ad un bar in via Anselmi, sempre a San Massimo all’Adige, ha scorto a terra un bossolo a salve, stavolta calibro 9.



E nel tardo pomeriggio di lunedì 16 maggio un curioso, intenzionato a dar un’occhiata alle tre costruzioni poco dopo l’accesso, a sinistra, parzialmente dipinte alla buona con colori mimetici, in apparenza dismesse e comunque appartate rispetto al “cuore” di Forte Lugagnano frequentato dagli appartenenti ad associazioni (cui sono stati concessi spazi in gestione dal Comune di Verona, proprietario dopo il trasferimento dal Demanio), ha scorto a terra un ennesimo bossolo a salve, calibro 8.
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Questo prima di rendersi conto d’essere capitato in una sorta di presunto “covo neonazista” con tanto di denominazione affissa sulla porta chiusa da un robusto lucchetto.
[ngg src=”galleries” ids=”7″ exclusions=”52,53,54,56,59,60,61,62,63,64,65″ sortorder=”52,53,54,58,57,55,56,59,60,61,62,63,64,65″ display=”basic_imagebrowser”]L’indicazione riporta il poco tranquillizzante e tristemente noto simbolo dell’aquila che ghermisce con gli artigli una svastica ed il riferimento in un tedesco maccheronico ad una fantomatica Fühereschule des (?) Fallscirm-Korps (Scuola di leader, capi di Corpi di paracadutisti?).
Sulla parete anteriore esterna, sopra bidoni arrugginiti, appare la laconica scritta in tedesco Rauchen verboten (Vietato fumare) alludendo al pericolo di chissà quali infiammabili presenti.
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[ngg src=”galleries” ids=”7″ exclusions=”52,53,54,55,56,57,58,59,60″ sortorder=”52,53,54,55,56,57,58,59,60,62,64,63,65,61″ display=”basic_imagebrowser”]Sembra una commedia dell’assurdo e, al momento, non è possibile accertare se si tratti di reale fanatismo o di goliardica messinscena. Quel richiamo al nazismo, in ogni caso, non è da prendere sottogamba e va biasimato senza scusanti…









Servizio e foto di
Claudio Beccalossi


